Valle Lao. La protesta dei consorziati per l’aumento dei tributi

Sui tributi irrigui si alza la polemica soprattutto tra i consorziati al Valle Lao. Situazione che si presenta puntuale quando la terra ha maggiore bisogno di acqua . E di soldi da cacciare, i consorziati, non ne vogliono sentir parlare. Stavolta però il tributo ha subito un sensibile aumento in due distinte voci, sollevando le perplessità e le aperte critiche di numerosi consorziati, molti dei quali lamentano anche il fatto che in alcune zone il servizio non è stato ancora attivato con conseguenti danni per le coltivazioni, anche a causa della carenza di piogge. Domenico Forestieri di Orsomarso, uno dei consorziati, in una lettera indirizzata al Presidente della Regione Calabria ha evidenziato come sia ingiusto pagare un canone annuale “quando poi il servizio non è annuale ma limitato, se tutto va bene, a soli 4 o 5 mesi? Dopo alcuni mesi di completo silenzio – scrive Forestieri – ecco che il Consorzio si fa vivo e con tempistica scandalosa comunica ai consorziati che il Tributo Annuo Irriguo viene aumentato di quasi il doppio. Si potrebbe polemizzare sul fatto che le due comunicazioni, una per il tributo del 2014 ed una per il tributo del 2015, pur essendo a firma diversa, una dell’ex commissario Gravina ed una dell’attuale commissario, sono quasi copie conformi, per cui chi le ha scritte e sottoposte alla firma non ha trovato niente da aggiungere tranne il fatto che il tributo raddoppiava, ma la vera osservazione sta nel fatto che la richiesta del Tributo Annuo Irriguo viene giustificata nel prospetto esplicativo riportando un canone di euro 36,15 più una imposta di euro 9,90 ed un’altra di euro 12,77. Non si capisce perché pagare un tributo per dodici mesi di servizio ed averne in cambio solo 4 o 5”.

Anche il segretario questore del consiglio regionale, Giuseppe Graziano, si fa portavoce delle istanze e proteste di un nutrito gruppo di agricoltori e proprietari terrieri ricadenti nell’area di Scalea e dell’intero vasto territorio dell’ex Consorzio Valle del Lao. Il problema principale è legato alla scarsa o mancata erogazione di servizi, a fronte di un aumento delle tariffe per i proprietari dei terreni. «Comprendo e condivido appieno – afferma Giuseppe Graziano – le proteste in atto tra gli agricoltori e i proprietari dei terreni ricadenti nell’area di competenza del Consorzio di Bonifica integrale dei Bacini del Tirreno cosentino. I quali, a fronte dei vertiginosi aumenti (oltre il 30%) che si sono registrati nelle ultime tre annualità sui canoni per l’utilizzo dell’acqua da irrigazione, non vedono corrisposto alcun miglioramento del servizio. Non solo con l’aumento delle bollette non si è visto alcun vantaggio, né incremento nelle prestazioni, ma da quanto risulta, il nuovo Consorzio dei Bacini del Tirreno cosentino è in grave ritardo con le spettanze salariali. Dov’è allora il buco nero? Dove si perdono i soldi dei contribuenti? L’auspicio è che sia il Governo che il Dipartimento regionale competente vaglino al più presto una soluzione confacente alle esigenze dei contribuenti e che si riesca a far funzionare in maniera più adeguata la rete dei consorzi calabresi, affinché non sia l’ennesimo e imbarazzante caso calabrese ai quali, purtroppo, siamo ormai assuefatti e abituati». Per Graziano il settore dell’agricoltura ha bisogno di agevolazioni non di ulteriori penalizzazioni.

«Il sensibile aumento dell’importo del canone dovuto dai proprietari terrieri al Consorzio di Bonifica integrale dei Bacini del Tirreno cosentino, è ingiustificato quanto inappropriato. Soprattutto considerato che ad esso non segue alcuna miglioria del servizio, anzi ne corrisponde una grave carenza e soprattutto il mancato pagamento degli stessi addetti alla gestione degli impianti irrigui».

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