Cedro, Pappaterra: “Uguaglianza di opportunità per i paesi della riviera”

Orsomarso – “La guerra del Cedro è un eufemismo, non esiste nessuna guerra fra comunità locali. L’espressione coniata per descrivere una fantomatica lotta campanilistica fra Santa Maria del Cedro e Diamante vuole evidenziare un altro aspetto di ciò che succede, o meglio di ciò che non avviene in Regione Calabria da tempo. Ed è semplice e si chiama “Uguaglianza di opportunità” e distribuzione delle risorse per le comunità locali in modo snello e trasparente”. Esordisce così Antonio Pappaterra consigliere comunale di Orsomarso e tra i maggiori sostenitore dei produttori del cedro. A lui si deve la formazione di un gruppo di coltivatori che, agli inizi del 2000 voleva dare uno scossone all’intero comparto. Ora Pappaterra scende in campo a sostegno del primo cittadino di Santa Maria, Ugo Vetere. “Il Sindaco Vetere, nel discorso che ha fatto e che fa, a proposito dei finanziamenti avuti dalla Regione Calabria per il Festival del Peperoncino, al di la della grande qualità e dei meriti che giustamente possiede l’Accademia – scrive Pappaterra – evidenzia proprio questo fattore determinante per la promozione dei prodotti tipici locali e non. Per questo, come ex amministratore comunale di esperienza, tutt’ora impegnato nella promozione del prodotto turistico a Scalea, ritengo che abbia ragione e che la linea dura e polemica intrapresa dal comune di Santa Maria del Cedro vada appoggiata. Le finalità di questa protesta è chiara e punta direttamente al cuore e alla vera ragione che divide davvero i territori della nostra regione e della stessa provincia di Cosenza: l’uguaglianza delle opportunità e stessi diritti fra comuni nel reperimento delle risorse. In questo, cosi come in altri settori, la Regione Calabria pecca, non da quando c’è Oliverio, ma da sempre. Doveroso, perciò, sottolineare e meditare sul fatto che se un Sindaco come Ugo Vetere, da sempre in prima linea per la difesa della legalità e della giustizia sociale, protesta significa che le cose non funzionano e che si è soli di fronte alle tante avversità che un comune deve affrontare per rendere la vita dei propri cittadini dignitosa. La Regione Calabria sembra essere più lontana di Pechino in Cina per i cittadini del tirreno cosentino e questa caratteristica si evidenzia sempre di più specie nei mesi caldi dell’anno, quando c’è bisogno di rispondere con maggiore efficienza alla necessità di avere servizi, in primis, sanitari. Per questo credo fermamente che appoggiare la linea Vetere , oltre a dare fiducia allo stesso Sindaco, serva a scuotere dall’apatia lo stesso popolo calabrese e l’amministrazione regionale che sembra essersi arroccata in Sila. Anche sulla questione della programmazione comunitaria delle risorse che provengono dall’Unione Europea dove la Regione stessa non vanta primati. Infatti, non credo nei bandi regionali che si promulgano e non si chiudono in modo definitivo, con risorse elargite al 100% e pagamenti definiti in tempo breve, proprio per eccesso di Burocrazia. Disgrazia questa che non si esprime nel momento dell’assegnazione del finanziamento, ma in corso d’opera, condizionando tempi, modalità e anche fallimenti aziendali, che poi si ripercuotono sulle opere e sulle infrastrutture che un amministrazione comunale tenta di realizzare in tempi utili per il loro utilizzo e non dopo 10 anni. Non è difficile infatti vedere opere cofinanziate e non finite in Calabria proprio perché esiste questo grande problema, oltre alle varie cose che ci relegano indietro come la ‘Ndrangheta e il “fannulonismo” di turno. Qualcuno infatti dovrebbe ricordare ai nostri rappresentanti regionali che in Germania, ma anche in Polonia, per fare una piazza ad esempio, tutte le amministrazioni regionali e comunali , ci mettono al massimo 90 giorni, apertura, chiusura cantiere, collaudo e pagamenti. Questo in tutti settori, dall’opera pubblica, alla promozione del maiale in Ungheria. Per questo occorre leggere la polemica del Sindaco di Santa Maria del Cedro, non come azione campanilistica, ma come espressione di un disagio chiaro dovuto ad una disuguaglianza evidente che divide e non unisce le nostre località”.

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