Distretto Sanitario di Paola. “L’onestà della Bernaudo va difesa”. No a giochetti politici

Paola – Sotto la sua direzione il distretto sanitario di Paola è rinato. Nuovi servizi, nuove attrezzature, personale, medico e non. Sostegno alle famiglie in difficoltà. Insomma tutto ciò che deve fare un buon direttore di distretto, solo che Giuliana Bernaudo, alla guida del distretto da qualche anno, in questi ultimi tempi non è ben vista dalla dirigenza cosentina. Si insomma dal direttore generale Raffaele Mauro. Perché? Perché la Bernaudo, come il suo collega dello Ionio, Achille Straticò nel momento in cui si sarebbe dovuto certificare la presenze dei medici dei Nuclei di Cure Primarie, hanno detto no alla certificazione delle prestazioni. Si insomma la presenza c’è stata “ma non possiamo essere certi delle prestazioni”. Se questi medici hanno fatto il loro dovere o no. Ma dalla direzione, e qui sta lo scandalo, qualcuno aveva deliberato che “i direttori dei distretti di Paola e Media Valle Crati, rispettivamente Dott.ssa Bernaudo e Dott. Straticò, hanno certificato che le attività dei NCP erano state realmente svolte!”. E qui scoppia la bomba: la Bernaudo e Straticò affermano esattamente il contrario. E lo avevano fatto attraverso delle documentazioni inviate al commissario ad acta Massimo Scura, al Collegio Sindacale e al Dirigente l’Anticorruzione dell’ASP. Nei Nuclei di Cure Primarie (NCP) ricoprono un ruolo importante i Medici di Base, che si son fatti già liquidare circa 622 mila euro (delib. N. 1423 del 21/09/16 e N. 202 del 20/02/17). Somme dovute? Non dovute? Intanto i medici di base hanno detto che sono diminuiti gli accessi al pronto soccorso, per cui lavorano di più. E quindi pagamento effettuato. Ma la Bernaudo e Straticò si sono opposti alla delibera nr. 1467 con la quale il dg Mauro aveva determinato il pagamento di 397 mila euro (delibera poi ritirata). Un intero territorio è in difesa della Bernaudo. Insomma chi lavora bene in questa sanità rischia di finire fuori gioco. E se di gioco si tratta ora si fa duro. E si sa. Adesso i duri cominciano a giocare.

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