Praia, minacce al giornalista che scrive di Camorra. De Meo lascia la piazza scortato dai carabinieri

Praia a Mare – Doveva essere una serata all’insegna della cultura, e invece l’autore del libro ha dovuto lasciare la piazza dove stava presentando la sua ultima opera sotto scorta dei carabinieri. È successo a Praia a Mare, dove il giornalista Simone di Meo stava presentando il suo libro sulla camorra, “Gotham City”. L’opera rientrava nella XI^ edizione della Rassegna d’Autore “Praia, a mare con …”. Simone Di Meo, giornalista e scrittore napoletano, scrive per il quotidiano “Il Giornale” e per il settimanale “Panorama”, occupandosi principalmente di criminalità organizzata, terrorismo internazionale e servizi segreti. Attento osservatore dei fenomeni criminali che fanno da sfondo alla sua città, ha pubblicato libri sui maggiori fatti di cronaca giudiziaria locale e nazionale, con Napoli sempre in primo piano.

Frutto di un accurato lavoro d’inchiesta sul campo, di interviste “off the record” dell’autore a baby boss, anziani camorristi, investigatori, e da una profonda conoscenza delle carte processuali, questa è una storia tremendamente reale. I personaggi hanno nomi inventati, ma le situazioni in cui si muovono sono tutte vere. Di fantasia c’è quel poco che basta per riempire i vuoti di una realtà che supera l’immaginazione. È la storia del delirio di onnipotenza di un clan di ragazzi in una sanguinosa faida di camorra, che ha trascinato un’intera città nelle atmosfere cupe di Gotham City.

Durante la serata un gruppo di persone ha cominciato ad inveire contro di lui inneggiando alla camorra. Un fatto increscioso e che merita tutta l’attenzione del mondo della stampa. Il Sindacato unitario giornalisti della Campania esprime «solidarietà nei confronti del collega, da sempre impegnato in prima linea con inchieste sui clan». A giudizio del Sugc «è preoccupante il clima intimidatorio nel quale i cronisti sono costretti a lavorare. Sarebbe stato più opportuno allontanare quegli individui dalla piazza e mettere nelle condizioni il collega di continuare a parlare delle sue inchieste. Ci auguriamo che queste persone vengano identificate e che rendano conto delle loro minacce». Per il sindacato dei giornalisti “c’è un tentativo costante di disarticolare il diritto di cronaca e non solo da parte della criminalità”.

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