Editoriale: Quando il salotto non fa politica

Sette. Sono solo sette i chilometri che separano Diamante da Belvedere. Gli occhi del centrosinistra regionale sono puntati su questo lembo di terra. Famosi e non, titolati e non “sfilano” tra salotti buoni e finti riassunti di un partito che non c’è. O meglio che non vuole esistere. Forse almeno a Diamante, mentre a Belvedere si cerca di dare un senso ad un pensiero politico stantio, ma desideroso di trovare un posto al sole nell’accoglienza popolare. Due fatti stanno caratterizzando il momento storico: la festa del peperoncino con il suo salotto organizzato da Radio Azzurra e la festa dell’Unità regionale a Belvedere.

In ambedue i casi si parla di politica, forse più frivolo a Diamante ma certamente incisivo al punto giusto, tanto da far imbestialire anche i più posati politici. Enza Bruno Bossio non è una che è nata ieri, politicamente parlando intendo. È una che si è fatta le ossa nel partito, con pregi, qualcuno direbbe pochi, e difetti, altri direbbero tanti. Ma in ogni causa si è messa in gioco, come per il referendum e come la sera dell’inaugurazione del festival del peperoncino a Diamante. Accanto a lei, nel salotto buono per ogni cottura tipo “salto della quaglia”, il senatore Nicola Morra. Furbo Morra: si è portato il suo seguito, lasciando la Bruno Bossio spiazzata e senza possibilità di recupero ad ogni suo intervento. Forse la Enza cosentina sperava di poter parlare di politica nella città del segretario regionale del partito: legittime le sue ambizioni, di poter un giorno guidare il partito. E dove se non partire proprio da Diamante. Solo che l’Ernesto, dedicato in questi giorni a tessere le fila della “Via della Seta”, ha pensato bene di defilarsi e lasciare ad una comunità stanca, di seguire le parole della sua collega di partito. E lì sono scattate le contestazioni. Fischi, mormorii hanno fatto da cornice all’intervento della Bossio, mentre Morra sghignazzava, certo che il suo potere sul territorio si andava allargando non certo per merito suo, ma per demerito degli altri. A Belvedere invece si è consumato l’ultimo atto di una vecchia fase politica, nella speranza che dopo questo fine settimana se ne apra una nuova. Ed è ciò che hanno chiesto i giovani del Pd. Ha piazzato bene le sue carte, il segretario del locale circolo, Ugo Massimilla. Un colpo da maestro poter invitare e colloquiare con il vicepresidente della giunta regionale Antonio Viscomi. E questo solo il primo giorno. Magorno dal canto suo si è ben guardato dal lasciare la piazza ad altri: suoi gli interventi di apertura e chiusura del primo giorno. Ernesto giovedì sembrava dotato del dono dell’ubiquità: a Belvedere, poi alla presentazione di un fumetto della Polizia e poi di nuovo a Belvedere. Una trottola. E come il gioco della bottiglia è riuscito a capire da che parte va il partito, senza che gli indirizzi programmatici per i prossimi anni fossero discussi. Insomma a Belvedere non sarebbe servito un salotto, nemmeno di quelli buoni, di quelli comodi intendo. Non servono più. Il tempo dell’ossequio è finito. Sono bastate sedie di plastica, una location fantastica e tanta volontà di cambiare.

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