Lavori ai licei: il flop dell’incontro e il J’accuse della dirigente scolastica

Allora, partiamo dal fatto che io non mi posso occupare della scuola di Belvedere, dei Licei per intenderci, perché non ho figli e quindi impossibilitato a capire (sic !!). Come si chiama questa? Omofobia no, razzismo no, “genitofobia”? uhm nemmeno. Ad ogni modo è ciò che ha detto e detto più volte la dirigente scolastica Maria Grazia Cianciulli durante l’incontro che si è svolto nel plesso della scuola nei giorni scorsi. Una riunione convocata dalla dirigente che avrebbe dovuto sciogliere ogni dubbio, legittimo, dei genitori, circa la didattica e la fase organizzativa dello spostamento dei ragazzi del triennio dai Licei di Belvedere a Diamante. E invece è stato un flop: dei tanto altisonanti nomi messi in locandina, nemmeno uno, dico uno, si è presentato. Gradita ovviamente la presenza dei due tecnici incaricati dalla Provincia di Cosenza che hanno spiegato di quali interventi la scuola necessitava. Imbarazzante l’esordio di uno dei due, che si aspettava “una folla inferocita”. E invece Belvedere, la comunità più numerosa e i rappresentanti dei paesi vicini, hanno risposto con naturalezza e serietà, pronti per un confronto, per capire cosa sarebbe accaduto e quali sarebbero state le conseguenze per i loro figli con lo spostamento a Diamante. L’incontro presso la Scuola di Belvedere si è trasformato in un “J’accuse” sugli articoli, sui miei articoli, ovviamente: ciò che la Cianciulli considera giornalismo “disinformante” e poco obiettivo. Certo c’è da togliersi il cappello dinanzi alla formazione comunicazionale e giornalistica della collega Maria Grazia. Solo che non ricordo, al momento, inchieste, servizi, reportage che l’hanno portata agli onori del settore. Gli articoli vanno bene se è lei che li veicola, attraverso i suoi comunicati. E tanto basta per parlare di censura che la dirigente cerca di mettere in atto ogni volta. Pazienza, ci siamo abituati. Bastava invitarmi: ma che dico! il confronto sembra non piacere. Non piace essere messi di fronte a questioni che assumono una fondamentale importanza. Solo che io, come ha detto la dirigente, non posso parlare perché non ho figli. Non frequentano la sua, dico sua scuola. Poco delicato aver sottolineato che il sottoscritto non ha figli. Davvero poco delicato, in questo modo ha offeso me, ma soprattutto una donna, mia moglie che mi sta accanto da una vita dividendo con me ogni difficoltà che la vita mi sta offrendo. La dirigente ha confuso per questioni personali (che dal mio punto di vista non esistono) ciò che sono le libere, e sottolineo libere, considerazioni di genitori, preoccupati per il futuro dei proprio figli. E tocca a me scriverle. Tutto qua. Non va bene? Se ne deve fare una ragione. Un giornalismo serio e non veicolato è anche questo.

La passerella è andata male. Pazienza, ce ne faremo una ragione. Tutto il discorso si è basato su chi “si è divertito a scrivere” (cioè io), del braccio di ferro tra amministrazione comunale e dirigenza scolastica.

Sorvoliamo sull’isterismo collettivo che starebbe caratterizzando la comunità (non mi pare di aver registrato casi) e la difensiva argomentata per tutto l’incontro con una presunta regia occulta dietro gli articoli. I genitori presenti (io non c’ero perché come ha sottolineato la Cianciulli non ho figli e non ero stato nemmeno invitato), volevano chiarimenti sulle questioni didattiche, logistiche ed economiche. Nulla di tutto ciò è stato esaudito.

A meno di una settimana dall’inizio dell’anno scolastico i ragazzi sono già angosciati. Al plesso della scuola a Diamante è stata montata una parete in cartongesso. Nessun contatto tra studenti. Scala esterna per alcuni, scala interna per altri. E poi parlano di socializzazione, ma c’è da chiedersi, soprattutto se quella parete è a norma di sicurezza. Ah dimenticavo. Evitiamo smentite. Ho la registrazione dell’intero incontro.

Antonello Troya

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