Un esercito di formiche chiamato Avvocati. Il caso Inps

E’ una battaglia di diritto, oltre che di civiltà, quella che un numero vastissimo di avvocati sul territorio nazionale sta conducendo contro l’I.N.P.S.. E’ dalle pagine di facebook che giunge lo sfogo della categoria; uno sfogo che si è già concretizzato nelle aule dei Tribunali di tutta Italia, attraverso il deposito di migliaia di ricorsi. E’ questa la legittima reazione a ciò che sembra assumere, sempre più, le sembianze di una grave ingiustizia. A farsi portatrice del messaggio è l’avv. Ilaria Gadaleta del Foro di Bari che ha deciso di realizzare un video per spiegare quello che sta accadendo. Quella degli avvocati è una categoria sempre più vessata e meno tutelata, che l’avv. Gadaleta definisce “un esercito di formiche”; un esercito che, pure in condizioni di difficoltà di svolgimento della professione forense, riesce a garantire il funzionamento di quel sistema concorrenziale che si traduce in un’offerta qualitativamente adeguata per la collettività; e nella garanzia per tutti i cittadini di accedere alla Giustizia anche attraverso il gratuito patrocinio che molti di questi avvocati prestano assicurando ai meno abbienti assistenza la quale, nella migliore delle ipotesi, verrà pagata dallo Stato dopo molti anni. E’ dunque una questione che non può considerarsi relegata alla categoria d’appartenenza ma che, al contrario, riguarda tutti.

Andiamo per ordine.

Tutto inizia nel 2011, quando l’ I.N.P.S intraprende una maxi operazione, denominata “Poseidone”, con cui decide di procedere al recupero di somme contributive che considera “sommerse”. Decide, così, di iscrivere d’ufficio numerosissimi libero-professionisti alla Gestione Separata I.N.P.S. Lo fa in spregio alla circostanza che gli avvocati che individua sono iscritti regolarmente al proprio albo di appartenenza e sono dotati di una propria Cassa previdenziale; lo fa senza considerare che il regolamento della Cassa di Previdenza ed Assistenza Forense consente loro di non iscriversi in assenza dei requisiti in esso contemplati. L’operazione, che coinvolge non solo gli avvocati ma anche ingegneri, architetti, dottori commercialisti, ragionieri, geometri, medici, soci amministratori di società semplici, si realizza mediante l’invio a questi professionisti di richieste di pagamento. Una pretesa creditoria considerata infondata e rispetto alla quale essi decidono di incardinare giudizi volti a farne accertare e dichiarare l’illegittimità. Nel 2015 pervengono, solo agli avvocati, circa 65.000 avvisi bonari di pagamento per cifre rilevanti. Gli avvisi, in verità, sono molti di più, perchè la questione investe, come accennato, anche i professionisti delle altre categorie. Gli avvocati continuano a reagire giudizialmente, sostenendo le loro ragioni anche alla luce della circostanza che tali somme non concorrono ad assicurare loro una pensione. Con il passare del tempo, iniziano ad essere pronunciate le sentenze che riconoscono la fondatezza della tesi difensiva. Nonostante questo, l’I.N.P.S. persevera, impugnando in appello le sentenze di primo grado ed inviando l’anno seguente, ad un numero ancora più ampio di avvocati, gli avvisi di addebito relativi all’annualità successiva. Li invia anche a quegli avvocati che, nel mentre, hanno ottenuto giudizialmente la cancellazione (operata, ab origine, d’ufficio dall’INPS) dalla Gestione Separata; nonché a quelli che hanno effettuato i versamenti contributivi all’Ente previdenziale d’appartenenza. La vicenda si arricchisce e si complica a partire da gennaio 2017 quando l’I.N.P.S., anche in pendenza di giudizio e perciò in violazione dei basilari principi sanciti dalla legge, invia agli avvocati le cartelle esattoriali senza tralasciare coloro che già hanno ottenuto ragione in Tribunale. L’avv. Gadaleta chiarisce perentoriamente che la questione sarà affrontata, se necessario, fino in Cassazione e (se non bastasse) anche davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Non si trascura, infine di esporre i fatti anche davanti alla Corte dei Conti, prefigurandosi un potenziale e grave danno erariale derivante dalla condotta dell’Istituto previdenziale. Gli avvocati che oggi sono inoccupati, a causa delle vessazioni che stanno subendo, rischiano di diventare disoccupati e pertanto un peso economico e sociale per lo Stato; mentre grande assente in questa situazione risulta l’Ente che dovrebbe rappresentare e tutelare, più d’ogni altro, gli avvocati, ossia la Cassa di Previdenza ed Assistenza Forense; la quale, finora, non ha assunto la posizione netta e risolutiva che ci si attendeva. L’avv. Gadaleta conclude il video con un’affermazione densa di significato e che esprime tutta la determinazione dei professionisti interessati dalla vicenda nel voler ottenere certezza del diritto e giustizia, dichiarando ”Siamo piccoli, siamo formiche, ma ogni tanto le formiche s’incazzano”.

Tiziana Forestieri

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