La scuola politica di Idm: stile e formazione per un nuovo legame con i cittadini

L’Italia del Meridione fa scuola. Dalla collaborazione tra il Consigliere Regionale Orlandino Greco e il Prof. Giuseppe Ferraro, Docente di Filosofia Morale all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, nasce l’idea, diffusa in questi giorni dal Movimento dell’IdM, di una Scuola Politica. “Dal 28 al 29 l’Italia del Meridione raccoglie le sue forze di azione… per ripensare il nostro stare insieme, lo stile e la formazione…” si legge nella nota. La partecipazione appare sin da subito la protagonista indiscussa di questo nuovo progetto. Partecipazione come espressione più alta di democrazia e strumento di crescita della comunità nel più assoluto rispetto delle idee di chi la compone. Partecipazione di valori, di idee, di contenuti e di soluzioni. L’obiettivo del bene comune si estrinseca attraverso un confronto aperto e sincero che diviene l’opportunità per crescere insieme. Ristabilire il legame tra i cittadini e la politica è il principale imperativo; l’obiettivo da raggiungere preliminarmente per poi sviluppare i programmi. L’idea di una Scuola Politica rappresenta la risposta al vuoto che si è creato tra la comunità che chiede disorientata ed una politica sempre più in difficoltà e restia ad ascoltarla. Un ponte, dunque, che unisce, aggrega e consente di ripartire ricreando quel legame che, nel tempo, si è affievolito fino quasi a perdersi. E’ dalla perdita di questo legame che è sorta l’antipolitica e che, oggi, appare una delle minacce più gravi che incombono sulla società. Nella nota si accenna all’entusiasmo. Lo si fa considerandolo elemento importante se inserito nel quadro di un’assemblea partecipata, il cui lavoro si traduca in cambiamento e trasformazione costante del modo di sentire la politica. L’entusiasmo che non sa essere costante e presente nell’agire quotidiano resta ininfluente, rischiando di perdersi e di rimanere fine a se stesso. E’ necessario che l’azione di chi decide di impegnarsi si ispiri a condotte che mettano in risalto la dignità ed il significato profondo della politica. L’impegno di ciascuno deve potersi tradurre in esempi. L’esempio riempie di valore le parole che si pronunciano e che in mancanza resterebbero vuote e senza effetto positivo. Se chi rappresenta non si ispira a contenuti di valore perde la propria credibilità agli occhi dei cittadini, di coloro che sono i destinatari dell’azione politica. Chi rappresenta deve farlo nella consapevolezza della responsabilità morale, oltre che politica, che assume innanzi alla comunità. Chi agisce deve farsi portatore di istanze e problemi, lavorando per offrire risposte in un sistema di compartecipazione. Il bene comune passa attraverso il rispetto dei valori e delle persone. La politica oggi deve domandarsi cosa possa fare per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Deve chiedersi come possa contribuire a renderli cittadini felici. Un cittadino senza lavoro non può considerarsi un cittadino felice perché è privato della sua dignità, perché ne vengono minate le relazioni sociali e tutto questo lo annichilisce. Un cittadino che non percepisce la legge come in grado di tutelarlo ha difficoltà a credere nella giustizia. Un cittadino che ascolta parole che non si traducono in fatti perde fiducia e si rassegna; un cittadino rassegnato è una persona né felice né libera ma mortificata. E’ questa tendenza che bisogna invertire. Bisogna invertirla coinvolgendo, creando vicinanza, facendo comprendere che ciascuno deve contribuire nel quotidiano a creare le condizioni per una comunità felice. Non è voltandosi dall’altra parte ed aspettando che ad occuparsene siano gli altri che si risolvono i problemi. E’ la partecipazione il punto di partenza ma anche il fine. Affermatosi questo bisogno di condivisione è necessario concentrasi sul dialogo; un dialogo aperto e rispettoso del proprio interlocutore, anche e soprattutto quando emerge il dissenso. E’ necessario ristabilire un contatto umano che sembra essersi perso nel ricordo e che occorre, invece, recuperare. E’ indispensabile, altresì, puntare alla formazione di chi sceglie di fare politica. La formazione può elevare le competenze e quindi la qualità delle soluzioni destinate alla comunità. Parlare di competenze non significa solo trasmettere fredde nozioni ma anche la capacità di applicarle. Si deve insegnare ad ascoltare; perché senza ascolto non può esistere dialogo.

Affermare l’importanza del cambiamento non basta. E’ importante educare all’idea che ogni cambiamento può realizzarsi soltanto attraverso quello di ciascuno. E’ un passaggio obbligato per tornare a concepire, vivere e sentire la politica quale strumento posto al servizio dei cittadini. Si afferma ancora nella nota: “Avremo come primo obiettivo la sacralità della politica, per una formazione che riporti il sapore di un’educazione ai sentimenti della politica, della partecipazione, dell’unione delle comunità”. Non si può unire un Paese se prima non si crea unione alla base della sua struttura. L’unione dei cittadini è il presupposto per l’unione di tutto il resto. Bisogna restituire dignità, valore, e contenuto al termine “Politica” e per riuscire occorre ricostruire il legame con la cittadinanza. E’ un termine che da troppo tempo è stato svuotato del suo significato e della sua funzione, lasciando spazio ad altro. La politica, dunque, è chiamata al recupero della sensibilità. Se rimane incapace di sentire i disagi sofferti non può neanche rispondere all’appello di chi la invoca.

Tiziana Forestieri

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