Belvedere, aggressione al dr. D’amante. Per i domiciliari del presunto aggressore, la Cassazione rinvia gli atti al tribunale della libertà

raffaele d'amanteBelvedere – Per poco, veramente poco, non era successa una tragedia. Un’aggressione in piena regola da parte di un padre che aveva identificato il vaccino iniettato da un medico di Belvedere, come causa dell’autismo del figlio. Era metà giugno di quest’anno quando il dirigente medico dell’Asp di Belvedere-Diamante, responsabile del settore vaccini, Raffaele D’Amante (nella foto), 63 anni nativo di Grisolia ma da anni residente a Belvedere Marittimo si era ritrovato vittima di una aggressione da parte di un uomo di Tortora, F.A.M., amministrativo presso il penitenziario di Paola, padre di un minore (sembra autistico). Secondo quest’ultimo la patologia del figlio sarebbe stata causata dal vaccino somministrato dal dottor D’Amante circa due anni prima. Il 30 luglio la Procura della Repubblica aveva disposto l’ordinanza degli arresti domiciliari per l’aggressore, non per il pestaggio, ma per il reato contestato di violazione di domicilio, Infatti la scena del crimine sarebbe stata l’abitazione del medico. In merito i legali dell’indagato, Michele Rizzo, del foro di Paola, Vania Oliverio, del foro si Roma, e Tiziana Vigni, del foro di Siena) hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato integralmente il provvedimento del Tribunale del Riesame riferito agli arresti domiciliari, rimandando il fascicolo nuovamente al Tribunale della libertà di Catanzaro per l’ulteriore determinazione. Secondo il collegio difensivo non può essere contestata la violazione di domicilio in quanto nell’area condominiale sono presenti diverse indicazioni di studi professionali e uffici. Una storia avvenuta a metà giugno che ha sconvolto la vita del medico. Il bambino, come prassi, si era sottoposto al vaccino. Dopo la seconda e terza dose, almeno così ricorda il medico, il padre è venuto a chiedere informazioni sul vaccino somministrato. “Io risposi – raccontava il medico – che il vaccino era stato somministrato secondo norma. Lui invece asseriva che dopo il vaccino il bambino era stato male”. Dopo di che la decisione dl padre del bambino di presentarsi dinanzi al medico a Belvedere. Bloccata la macchina lo costringe a scendere. “Vieni che dobbiamo parlare”. Dice il papà del minore senza mezzi termini. “Tu la pensione non te la godi, se non mi dici che hai messo nel vaccino”. E giù le botte. Calci, pugni in faccia e il sangue che sgorgava dal viso del medico. Le grida di aiuto di D’Amante attirano l’attenzione dei vicini che intanto vedono l’uomo sul corpo del medico con le mani al collo. Portato in ospedale furono diagnosticati un trauma cranico, lividi su tutto il corpo e due costole rotte.

Antonello Troya

 

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