Diplomi falsi al Magistrale. I chiarimenti dell’ex dirigente scolastico Giorgio Franco

Ho letto sul blog “lo strillone” di Antonello Troya il resoconto di alcuni episodi giudiziari che riguardano l’Istituto Magistrale di Belvedere marittimo, del quale sono stato preside dal 1983 al 2007. Forse si è incaduti in un equivoco, o meglio, i non addetti ai lavori potrebbero mal intendere ciò che è accaduto con questa storia dei diplomi falsi. Con il fine di chiarire meglio i contorni burocratici che regolavano le procedure degli esami finali per il conseguimento del diploma magistrale, credo sia un bene per tutti sottolineare che il Magistrale di Belvedere inviava, per legge, al Provveditorato di Cosenza il registro delle prove d’esame con relativi giudizi e voti assegnati a chi aveva partecipato agli esami stessi. In tali registri venivano verbalizzati con le firme di tutti i commissari d’esame gli esiti dei promossi e dei bocciati. Successivamente il provveditorato inviava le pergamene per i diplomati in numero equivalente a quello di chi aveva superato gli esami di stato. Spettava a questo punto all’Istituto compilare gli attestati dei diplomi e predisporli per la firma dei presidenti delle commissioni o del preside della scuola. Quindi non poteva accadere che venisse compilato un diploma falso perché non vi era alcuna possibilità di usufruire di una pergamena eccedente il numero di chi aveva superato le prove d’esame.

A questo punto va inoltre precisato che L’Istituto magistrale di Belvedere non è mai stato incaricato di istituire corsi per acquisire il titolo di insegnante di sostegno e necessita non confondere come corsi per il conseguimento del titolo di insegnate di sostegno le attività pomeridiane successive al quadriennio del Magistrale che facevano parte del Corso integrativo del quinto anno, istituito nel 1969 dal M.P.I. con il fine di consentire agli studenti che avevano frequentato quattro anni di scuola superiore Magistrale o Liceo artistico di potersi iscrivere a qualsiasi facoltà universitaria; il modello legislativo era la liberalizzazione dei piani di studi universitari stabilita per legge. Quindi nulla in comune con i Corsi per ottenere il titolo di insegnante di sostegno. Altra attività pomeridiana svolta dal Magistrale di Belvedere fu quella relativa al Corso postsecondario per i diplomati quinquennali istituito alla fine del primo decennio del Duemila. Ma anche in questo caso nulla da spartire con il titolo del sostegno. A questo punto sembra quasi pleonastico rivendicare il distintivo della legalità da parte di chi ne ha fatto un marchio di fabbrica prima che un’etichetta da incollare alle iniziative intraprese ed attivate nel corso dei 24 anni trascorsi in una scuola, nata e destinata al ruolo di appendice delle consorelle scuole superiori del territorio, divenutane nel tempo capofila per numero di alunni e creatività promozionali. Ma forse sarebbe non superfluo menzionare le tappe e le occasioni in cui l’Istituto Magistrale di Belvedere Marittimo ha impresso il suo nome sulle targhe delle opportunità che il Tirreno cosentino offriva alle sue utenze, consapevole che il suo bacino comprendeva studenti provenienti da Aieta a Paola. E lo faceva professando, più che proclamando comportamenti legalitari.
Perché non dire che per chi scrive legalità volle dire invitare ispettori ministeriali ad illustrare i programmi delle Elementari nell’Ottantacinque e l’anno dopo l’accademico cetrarese Sirri a parlare degli illuministi calabresi? E ancora ospitare in quegli stessi anni troupe cinematografiche con Roberta Torre o all’inizio del millennio produrre con il Piccolo Teatro di Milano uno spettacolo rappresentato al Rendano, il cui testo fu debitamente pubblicato a spese della regione Lombardia con intervento di G.Raboni? Forse non è vano ricordare che di legalità si parlò e si interloquì con R.De Simone e V.Redgrave nel Novantanove al San Carlo per l’allestimento teatrale sulla figura di Eleonora Pimentel Fonseca, che per legalità era emblematica figura; come emblematica era la donna de Mayo originaria di Fuscaldo madre di un desaparecido, ospitata come conferenziera al Magistrale. Forse non demerita ricordare che nell’ottica legalitaria praticata dal Magistrale rientra anche una mostra dibattito su Terezin e l’uso falsamente legalitario che la propaganda nazista ne fece. Forse non rientravano nell’educazione alla legalità e alla salvaguardia dei suoi presìdi la predisposizione di software sui linguaggi non verbali, presentata alla Fiera del libro di Bologna o i power point sulla Giustizia prodotti dai tirocinanti del Postsecondario? Potrei citare le compagnie teatrali che hanno rappresentato per il Magistrale testi di Ionesco, oppure pièce su Leopardi e su Dante, potrei ancora citare laboratori teatrali con Lindo Nudo e relative rappresentazioni, conferenze dei prof. Ordine, Perrelli, W.BrunoCelani, De Bartolo, Trebisacce, o convegni regionali su un progetto di Liceo del Mediterraneo, o anche un corso sistematico di perfezionamento settembrino per strumentisti di Ottone. Con tali modalità si intendeva “preservare il mondo della cultura e con essa tutti quanti confidano che solo dall’educazione, formazione, istruzione possano nascere i semi di una società migliore”. Non credo, comunque, che questo sia il solo testimone del processo legalitario invalso a Belvedere.

A Belvedere legalità ha significato continuo e costante rapporto con la comunità scolastica: attendere il pulman che trasporta gli alunni dai paesi limitrofi per scongiurare eventuali forme di bullismi di cui si è avuta eco, stante la disparità e l’eterogeneità della composizione scolastica; vigilare che nei bagni non ci si attardi ad oziare o a fumare; collaborare con il personale amministrativo perché si istauri una relazione di sana convivenza tra le varie componenti che la contraddistinguono; incentivare con la presenza ed il consiglio in biblioteca la consuetudine alla lettura; dichiarare dal primo giorno di scuola, alla presenza di genitori, che il rispetto della donna è sacrosanto e gli eventuali conflitti di genere si risolvono attraverso il confronto delle ragioni degli altri; rispondere altrettante volte al saluto mattiniero di studenti, insegnanti, amministrativi, con un altrettale rispettoso buongiorno, patteggiare e mediare su eventuali occupazioni o scioperi, presenziare il territorio e controllarne eventuali criticità che possano danneggiare il buon andamento delle attività scolastiche.
Ed infine, ma non in fondo, sostituire la singolarità delle virtuosità con la pluralità di esse per relegare al singolo le “sofferenze” del sistema, talchè si dica che i meriti vanno assegnati a tutti, ma i difetti si addebitino a chi conduce il vapore. Perché tale è la democrazia e, fuor di metafora, di tal natura ne sono vincoli ed opportunità legali.

Giorgio Franco – 30.11.2017

 

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