L’intervista: La crisi delle ideologie. L’analisi di Broccolo di Sinistra Italiana

Le ultime elezioni politiche hanno mostrato un indebolimento dei partiti storici e, particolarmente, della sinistra in Italia dovuto, forse e in parte, alla difficoltà dell’elettorato a riconoscersi in formazioni politiche apparse distanti dalle ideologie del passato. Tutto questo ha generato la necessità di fermarsi a riflettere per individuarne le cause. Ne abbiamo parlato con Angelo Broccolo, segretario regionale Calabria di Sinistra Italiana, già candidato al Senato con Liberi e Uguali.

L’esito delle ultime consultazioni elettorali ha mostrato una crisi sistemica della sinistra in Italia. Molti elettori, storicamente di sinistra, hanno scelto di affidare il proprio mandato elettorale ad altre formazioni politiche. Quali le cause che hanno determinato la rottura del rapporto di fiducia con l’elettorato?

Angelo Broccolo: “Diciamo subito e senza girarci attorno che la sinistra per come l’abbiamo conosciuta, nelle varie sfaccettature, si è sostanzialmente liquefatta. Da un lato è implosa la sinistra di “governo” che, a dire il vero, a me tanto sinistra non sembrava da svariati anni (jobs act, buona scuola, deforma costituzionale, sviluppo Italia, garanzia giovani, l’elemosina degli 80 euro, appoggio al governo Monti e prima ancora guerra del Kosovo, pacchetto Treu), dall’altra Leu non ha prodotto alcunché di positivo nell’immaginario collettivo, venendo anzi percepita come una continuazione, con altri mezzi, delle politiche di cui sopra. Infine, persino Pap resta abbondantemente sotto la soglia del 3%. Per quanto riguarda la coalizione nella quale ho partecipato come candidato Leu debbo con onestà sottolineare che nonostante la nascita repentina ed alcune imbarazzanti contraddizioni, mi aspettavo qualcosa in più”.

Guardando in prospettiva e facendo tesoro anche degli eventuali errori di valutazione commessi, quali possono essere le soluzioni prospettabili nel breve e lungo termine?

  1. B.: “Un lunghissimo processo di autoriforma che riparta da un totale ripensamento su cosa, oggi, possa e debba essere la sinistra in Italia ed in Europa. “Avanzare domandando” direbbe il comandante Marcos, partendo da un dato incontrovertibile: la crescente disuguaglianza nella quale, anno dopo anno, precipitano milioni di italiani dovuta anche al rafforzamento delle oligarchie economico-finanziarie. Vanno rifondati un pensiero ed una pratica di sinistra, ripartendo dai “quartieri” per dirla con Franco Piperno, partecipando o stimolando movimenti di partecipazione e/o di lotta, anche periferici se vogliamo, con l’obiettivo spostato dalle impellenze delle prossime elezioni, verso un progetto di insubordinazione collettiva allo strapotere del mercato e della finanza. Le stesse istituzioni democratiche sono di fatto svuotate di potere decisionale ed incapaci di incidere seriamente sul destino reale delle persone. Ho l’impressione che di questo si renderanno conto prestissimo anche i catalizzatori della cosiddetta protesta. Insomma, lo spazio della lotta deve spostarsi nella società per mutare i rapporti di forza esistenti in questa fase storica avara di movimenti popolari”.

E’ possibile pensare di attuare una riforma della sinistra, ponendo sotto un unico simbolo anche l’area più moderata? Possono, cioè, conciliarsi le diverse anime presenti, superando i punti di frizione e valorizzando quelli condivisi?

  1. B.: “Rispondo in maniera sintetica, parafrasando le parole di Pablo Iglesias “Di riunire le sigle della sinistra non mi frega più di tanto, quello che dobbiamo ricercare è l’unità popolare”. E’ sui contenuti che bisogna autoriformarsi, non sulle dinamiche dei ceti politici (dei quali fino ad un certo punto potrei far parte anche io per essere chiari ed onesti fino in fondo)”.

L’elettorato recrimina, in modo ricorrente, alla politica attuale ed in particolare alla sinistra l’abbandono del proprio ruolo; un ruolo sorretto dagli ideali e dai valori che hanno caratterizzato la nascita dei partiti storici, evidenziando un allontanamento progressivo della politica stessa dai problemi vissuti concretamente dalle persone. Come si pensa di poter superare questa frattura?

  1. B.: “In parte ho risposto, del resto i valori della “sinistra” in ampie parti di forze che si autodefiniscono di “sinistra” sono stati largamente superati. Il richiamo, ad esempio, alle privatizzazioni, alla guerra, oppure alla compatibilità con il sistema liberista sono una negazione in nuce dell’idea stessa di sinistra politica. Del resto, le contraddizioni sono molto più articolate in questa fase storica: la globalizzazione ha posto in campo domande inedite ed ineludibili, la crisi più profonda della storia occidentale dopo quella del ‘29 ha scardinato certezze e modi di vivere agendo in profondità nelle coscienze e nella percezione del proprio futuro. In un’intera generazione ha persino cancellato l’idea stessa di un futuro”.

Qual è la funzione della politica? E, soprattutto, oggi la politica assolve a questa funzione?

  1. B.: “La politica, a mio giudizio, resta la più alta attività umana, la sua stessa derivazione dal greco pólis (città) ovvero le questioni che riguardano la vita collettiva e pubblica (res publica) e quindi il loro governo in senso di partecipazione rappresentano l’esatto opposto della percezione che ci viene offerta dall’antipolitica ovvero “esercizio di potere” che, a ben guardare ed in senso affatto qualunquistico, è precisamente quello che è accaduto negli ultimi decenni con lo spostamento delle sedi decisionali verso enti sovranazionali ed antipopolari che decidono senza che nessun elettore abbia mai votato per le loro decisioni”.

Cosa penserebbe, oggi, Berlinguer della sinistra in Italia?

  1. B.: “In tutta onestà, ho vissuto poco per ragioni anagrafiche la stagione del leader sardo ma non le nascondo che, almeno per quel che riguarda la mia conoscenza storica, nel rispetto e nel riconoscimento verso la sua statura politica e culturale, posso affermare con assoluta certezza che avrei condiviso, allora come ora, una parte delle sue idee”.

Tiziana Forestieri

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