Le “supercazzole” della sanità e il piano di Oliverio (che esiste solo per Pacenza)

Tra Rete4 e TeleEuropa Network si è consumato l’ultimo atto di una sanità ormai senza alcun freno inibitorio. Ognuno si sente nel diritto-dovere di prendere in mano l’arma tv e competere con chi la spara più grossa. In meno di poche ore tra Mediaset e Tele Europa la sanità calabrese non è passata per eccellenza di qualche intervento chirurgico al cuore. Macché: si è parlato di seppie e del perché la sanità calabrese è ancora commissariata. Nel primo caso in contraddittorio con il direttore Mario Giordano c’era Vincenzo Cesareo, nel secondo a Tele Europa tra Attilio Sabato e Massimo Clausi c’era Franco Pacenza. Mi chiedo ancora: ma che ruolo ha Pacenza per andare in tv e parlare di sanità pubblica. Ma chi è? Che fa? Perché è lì? Solo per una nomina di Delegato con i suoi bei 3 mila euro al mese?

Ma partiamo da Rete4. Non è da Vincenzo Cesareo cadere nella trappola del giornalismo “mordi e fuggi”. Giordano non è un giornalista da quattro soldi. È uno che di inchieste ne ha fatte. Fastidioso, odioso, ma è uno che ha le palle. E lo ha dimostrato. Bocciando la registrazione fatta il giorno prima con Cesareo e Spolitu, privilegiando un attacco frontale con una sanità disastrata. Perché questa è l’immagine che deve passare. E l’obiettivo è stato raggiunto. E se qualcuno dal Veneto che vota Salvini vedendo il programma pensa: “Perché devo dare i miei soldi a questi quattro straccioni”, ha ragione. A parte le “supercazzole” e i “cessi” il direttore sanitario si è chiamato fuori sottolineando la differenza tra 118, ospedale e pronto soccorso. Che ovviamente Giordano non ha recepito (o voluto recepire). Forse Cesareo avrebbe fatto bene ad elogiare il lavoro degli operatori del 118, che operano senza mezzi, e quelli che ci sono non funzionano. Forse avrebbe dovuto parlare delle difficoltà che viviamo sul territorio nell’emergenza-urgenza.

In “Focus attualità” su Ten, abilmente diretto da Attilio Sabato, direttore di TeleEuropa Network, il delegato alla sanità Franco Pacenza ha balbettato di fronte alle domande di Massimo Clausi, caposervizio del Quotidiano della Calabria, uno che di sanità ne mastica da decenni. Pacenza, che ancora prende settemila di vitalizio: lui che con la sinistra ha definitivamente affossato la Calabria ora si trova a difendere l’idea di una sanità che solo Oliverio conosce e che ne chiede la direzione. Fatta anche di catene mai utilizzate e di viaggi romani mai fatti. Ha ragione Attilio Sabato: commissario paravento, Regione inadempiente. Ma perché, si chiede Clausi, Oliverio vuole così tanto gestire la Sanità, visto che non ha un piano? Se mai accadesse dovrebbe ripartire da quello di Scura. Questa è la sanità che viene fuori. Dove uno al 41 bis lavora negli ospedali, dove la barella non passa dalla porta, dove ci sono quattro risonanze magnetiche acquistate e mai entrate in funzione, dove manca il personale e dove ancora si puliscono le seppie.

Antonello Troya

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: