Depurazione: c’è poppò e poppò … mica è tutta uguale !

Una volta dicevano che era roba santa. Quella dei bambini ovviamente. Poi quando si cresce diventa un problema. Un grosso problema, tanto che quando si vuole essere cortesi e poco invadenti linguisticamente si dice: “Ho fatto la grossa”, o anche “devo fare la grossa”. Pierino (quello delle barzellette), con un grande Alvaro Vitale come interprete, ha anche dato, negli anni passati, felici intuizioni di come identificarla, da un “filino di pipì, ad un cordone di …” ma sorvoliamo, quantomeno per le battutacce che ne potrebbero venire fuori. Ma battutacce a parte l’argomento sembra aver trovato facile attecchimento nel botta e risposta tra Amministrazioni e sul chi depura meglio. L’elenco fornitoci dall’Europa, artatamente cavalcato da nullafacenti deputati di stanza a Bruxelles (poi ci dicessero alcune delle loro attività, senza cullarsi del lavoro degli altri), ha mostrato che tanti comuni calabresi sono caduti nella “infrazione” perché sprovvisti di reti fognarie o di trattamento delle acque reflue. Tra i Comuni fuorilegge Santa Maria del cedro, Scalea, Belvedere ma nessuno ha sottolineato che erano agglomerati, ovvero comuni capofila. E beh certo. Se di merda parliamo allora facciamo un bel distinguo. Cominciamo con il segnalare quali comuni superano i 20 mila, trentamila abitanti nel periodo estivo. Andiamo a vedere quali Comuni possiedono i depuratori in grado di depurare le acque e di poter fronteggiare un simile afflusso estivo. Diciamolo francamente: nessuno. Ci aveva pensato l’allora procuratore della repubblica Bruno Giordano a mettere sotto sequestro i depuratori dell’intero Tirreno Cosentino. Erano giorni a cavallo tra giugno e luglio 2009. Il Pm Eugenio Facciolla convocò Guardia Costiera e carabinieri che si misero all’opera con i sigilli a buona parte delle strutture. Tanti furono gli inghippi riscontrati: il cloro, ad esempio veniva sversato ad occhio in concentrazioni massicce, risultando poi cancerogeno. Ma anche nove anni fa solo tanto clamore ma pochi interventi. E tutto è rimasto uguale. Solo qualche piccolo accorgimento, ma nulla più. Una trentina gli avvisi di garanzia per amministratori e gestori, con responsabilità ben suddivise. Ma la poppò rimane poppò e se qualche Comune o strenuo difensore di esso e del depuratore intende ancora continuare, sbaglia strategia. Perché poi dovremmo spostare l’attenzione sui rifiuti e parlare del trasbordo che avviene sulla statale 18, completamente fuori da ogni logica ambientale: esistono le isole ecologiche. Ne convenite?

Antonello Troya

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