Il finto “celodurismo” e la nota del Viminale. Da dare in pasto a quei fessi dei social

Sono abituato a leggere, ad informarmi. E mi sono andato ad informare sui dati del Viminale nel periodo cui Marco Minniti sedeva sullo scranno del Ministero degli interni. Con Minniti gli sbarchi erano scesi del 76,8 per cento. Un ottimo lavoro se si pensa che da allora i dati che sono seguiti ne hanno confermato l’andamento. Per cui Renzi prima, Gentiloni dopo hanno impresso, e mi limito a dare la notizia senza soffermarmi sul come tale accordo con Libia e paesi vicini abbia sortito l’effetto sperato, una svolta allo sbarco. Meno morti in mare, accoglienza al limite della seppur minima dignità umana.

Poi la cronaca che riparte dall’Aquarius, da cui Salvini ha dato l’input per una rivisitazione degli accordi europei nella ridistribuzione degli immigrati. Ma ciò che mi frena nel commentare è l’esclusivo interesse mediatico del piccolo navigatore di bottega che limita il proprio nello sparare considerazioni così, nel puro desiderio di farlo. I social sono, stanno diventando un mezzo di cattivo uso: è solo ormai una piazza dove ognuno diventa esperto in qualcosa senza avere la più pallida idea di cosa scrive. Da Lodi, dove i bambini italiani mangiano lontani dai loro coetanei stranieri, sino ad arrivare alla informativa del Viminale che sposta (non deporta) gli extracomunitari in altre strutture, spero, in tutta onestà migliori, la cronaca ci ha dato altri significativi esempi.

La decisione, seppur arrivata dal Viminale è stata sollecitata, valutata, esaminata dai funzionari che lavorano nella Prefettura di Reggio Calabria, valutazioni che hanno preso il via nel 2016, allorquando il ministro era Minniti. Professionisti che hanno lavorato sui fondi arrivati a Riace per l’accoglienza: ordinaria amministrazione nulla di più. Dall’uso che se n’è fatto dei fondi, spetterà alla magistratura dire la sua. Non spetta certamente a me e nemmeno ad un social. Per cui la famigerata nota del Viminale poco accomuna questo governo con la “deportazione”: che poi Salvini la cavalchi, furbo lui e fessi noi.

Ma come sempre accade in questo paese se ne fa un uso promiscuo lacerando i seppur minimi sentimenti di vera accoglienza, amore per il prossimo, e spirito umanitario, su cui ci si è speculato e anche alla grande. Altra cosa è il razzismo, altra cosa è l’odio, altra cosa è il ritenere una persona di colore diversa da noi. Ma altra cosa è anche il non poter garantire a questa gente che fugge un lavoro dignitoso, una casa dignitosa, un abbraccio sociale dignitoso. Minniti aveva caratterizzato la sua presenza lavorando in tal senso. Salvini con la sua irruenza, a ben vedere, poco ha fatto, se non mostrare il “celodurismo” a colpi di mediocrità mediatica. Tutto qua. Ma si dovrebbe spostare l’attenzione verso i veri paesi che sfruttano questa povera gente: vogliamo parlare della Francia con i suoi giacimenti? Vogliamo parlare della presenza di altri paesi europei, compresa anche la Germania che detta le regole, ma che poi si dimentica di seguirle?

Antonello Troya

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