“Tagliati i capelli, ricchione”. Fase finale dell’omicidio di Diamante. Ora decide la Cassazione

Fase finale per l’omicidio di Diamante. La parola passa alla corte di cassazione che dovrà decidere sul futuro di Francesco Schiattarelli, il 19 di Napoli accusato di aver ucciso il 22 agosto a Diamante Francesco Augieri. Schiattarelli è in carcere perché accusato di aver ucciso il giovane Augieri con una coltellata. Un fatto che ha insanguinato la cittadina tirrenica negli ultimi scampoli estivi dello scorso anno. Dopo una caccia serrata durata una settimana il giovane Schiattarelli si era presentato presso il carcere di Secondigliano a Napoli accompagnato dai suoi legali. Il giorno dopo era stato sottoposto a interrogatorio di garanzia. In quella sede, il 19enne si è difeso sostenendo di avere preso parte alla rissa tra giovani che, la sera del 22 agosto, portò alla morte di Francesco Augeri, ma di non averlo ucciso. Una versione che non aveva convinto gli investigatori. Il giovane, che risiede nel centro storico di Napoli, aveva sostenuto l’interrogatorio di garanzia ammettendo di avere preso parte alla rissa nella quale è stato ucciso il 23enne di Cosenza, ma di non essere stato lui a accoltellarlo a morte. Da qui la decisione di portarlo in carcere. Il 29 agosto il Gip del tribunale di Napoli aveva confermato la misura cautelare.

La storia.

Ucciso dal branco. In una notte di follia. Vengono fuori versioni che spesso non coincidono e che non rendono chiara la dinamica dei fatti che hanno portato alla morte di Francesco Augieri. Gli attori di questa drammatica vicenda sono 5, F.D’A, Francesco Schiattarelli, Francesco Augieri e Raffaele Criscuolo e una ragazzina di 14 anni. Ognuno nel suo preciso ruolo. Attori di un giallo che ancora non è del tutto chiaro. Un giallo fatto di incomprensioni, reticenze, silenzi. Atteggiamenti da boss in erba e camorristi di strada. Una morte assurda venuta fuori da una banalissima lite. Accesa, secondo gli investigatori, da uno spintone nella discesa del Corvino. I due, F D’A e Criscuolo vengono a contatto. La spallata e la frase “Tagliati i capelli, ricchione” indirizzata dal Criscuolo al minorenne F D’A. questo ultimo acceso dalla rabbia e dalla voglia di vendicarsi arriva in un bar, raccoglie i suoi amici e va alla ricerca del Criscuolo. Lo trova e iniziano le botte. Spuntano i coltelli. Criscuolo viene accoltellato. Scappa. Raggiunge il suo amico, Ciccio Augieri che, per chiarire la questione si presenta al branco. E qui l’aggressione diventa fatale. Ciccio rimane a terra con due, tre coltellate, di cui una ai polmoni e l’altra al collo. Fatale. Non arriverà nemmeno all’ospedale.

Scrive il magistrato: “Resta, però, forte la sensazione che non tutti abbiano detto ciò che sapevano, preferendo tutelare il colpevole di un omicidio, piuttosto che coadiuvare le autorità̀ da tutti i verbali trasmessi, traspare, infatti, una nemmeno troppo celata reticenza, da parte dei minori, ma ancor di più̀ dei loro genitori, alcuni dei quali, addirittura, sulla base di inaccettabili motivazioni, si opponevano a che gli organi di polizia visionassero i cellulari dei propri figli, ancorché́ contenenti conversazioni con le persone indagate”.

Durante l’interrogatorio, il 19enne napoletano fermato per l’omicidio di Augeri poi negherà di aver partecipato a quella seconda rissa, ma porta i segni di quel momento : l’occhio tumefatto. “Schiattarelli era presente anche nel momento in cui venivano sferrate le mortali coltellate” scrive il gip. E poi c’è la testimone, quella attendibile. Una ragazzina di 14 anni che ha visto tutto e che conosce i protagonisti della storia. Su di lei gli inquirenti fanno affidamento per la soluzione della vicenda. Schiattarelli poi cercherà di fuggire partendo per Napoli il giorno dopo, “per paura di ritorsioni”, avrebbe detto il papà del giovane 19enne. Per il Gip è stato lui: l’indagato “non ha manifestato alcuno segno di resipiscenza: manca dunque la condizione primaria ed essenziale sulla quale dovrà fondarsi il difficile percorso rieducativo che lo aspetta; è evidente che, in mancanza di tale condizione, non può tornare in libertà un soggetto incapace totalmente incapace di arginare la propria aggressività̀, perché̀ ciò̀ comporterebbe un pericolo grave ed attuale per gli altri consociati”.

Antonello Troya

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: