Belvedere, Ciriaco (Ciro) Campilongo: il fattore x delle elezioni amministrative

Se c’è una persona che mi è veramente simpatica è Ciro (Ciriaco) Campilongo. Non lo cito mai, quasi mai, nei miei articoli quando parlo di politica. Il suo essere sornione l’ha trasmesso anche nei rapporti interpersonali. Ci sa fare. Ti sorride con un’aria da furbetto e ti fa sentire in colpa quando apre il dialogo con: “Tu ce l’hai con me”. A quel punto ti assale un gelido sospetto. “Forse avrò scritto di lui qualcosa… ma non ricordo cosa”. Poi capisci che è un suo modo per prenderti in giro. Una vocina mi dice di “stare in guardia”. Lo farò. Lo incontro per caso e insieme commentiamo le ultime vicissitudini politiche che vengono fuori dai miei articoli. Parlo di Filicetti, Spinelli, Cascini, Caldiero e Cristofaro. Sorride. Sorride e basta. Non commenta. Nemmeno il Mossad riuscirebbe a cavargli una parola, sotto tortura. ritengo che non frequenti internet. Forse non sa nemmeno cosa sono i social. Sulla rete cercare una sua foto è tempo perso. Non esiste.

Proprio lui, che tra consigliere semplice e assessore è da trent’anni in Consiglio comunale. Un motivo ci sarà. Tra me e lui è un reciproco studiarsi le mosse. Sorride, ti saluta, anche affettuosamente: su questo non lo frega nessuno. Cordiale come sempre, modi garbati. Ma furbo. Terribilmente furbo. Appartiene alla vecchia guardia. Quella che viene dalla scuola di Pino Gentile. Lui a Gentile lo chiamava “Pinuzzo”. Ci andava a cena e anche a pranzo. Non aveva bisogno di fissare un appuntamento con la segreteria politica: lo incontrava subito. Non faceva la fila dietro la porta dell’assessore regionale. Lui (Ciro) entrava e basta. E ritengo che nemmeno bussasse alla porta. Un reciproco ingraziarsi di favori e voti. Pinuzzo a Ciro e Ciro a Pinuzzo. Se si candidasse a sindaco non è detto che stavolta non possa riuscirci. Ma Ciro non è fatto per lo scranno più alto del civico consesso: lui deve gestire, lavorare, adoperarsi. Andare sul campo, sporcarsi i piedi di fango e le mani. Essere presente. E spesso fare il sindaco tante cose non le puoi fare. Devi demandare, delegare. E perdi il rapporto con i tuoi elettori. Ed ecco che in ogni occasione elettorale manda i suoi a dire in giro che intende candidarsi. Sonda il terreno, dice di fare il capolista per poi ritirarsi al momento giusto ed entrare a far parte della lista vincente. Ecco perché, affettuosamente, lo vedo come il “companatico” delle liste amministrative. Si, va bene il pane, ma se manca il companatico mangi solo pane. Ciro Campilongo è quel fattore X che permette di far vincere una lista. Cinque anni fa a pagare lo scotto fu il simpatico, ma ingenuo Vincenzo Cristofaro. Proprio lui, Cristofaro, svezzato e allattato da Campilongo per anni. Iniziato alla politica, quella che conta. E Cristofaro era certo che l’avrebbe sostenuto nella sua corsa a sindaco cinque anni fa. Invece la sera prima della presentazione delle liste Campilongo mette la vela a favore di vento e vira verso Granata. Sogni svaniti per il giovane Cristofaro e vittoria sicura per Enrico Granata che arriva senza problemi alla sua quarta rielezione. In questi cinque anni Ciro Campilongo ha ricoperto l’incarico di Presidente del Consiglio. Comunale s’intende. Nulla a che vedere con Giuseppe Conte o Matteo Renzi, chiariamolo !!

Ora è in corsa per una possibile candidatura. Non si candiderà, ne siamo certi. Ma lo vedete voi Ciro Campilongo prendere parte alle riunioni con un gruppetto di aspiranti consiglieri, che quando lui batteva i pungi sul tavolo parlando di piano regolatore con chi la politica la masticava, non erano nemmeno nati.

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