News Regionali e locali (con audio)

É stato arrestato ieri sera a Reggio Calabria dalla Polizia Ciro Russo, di 42 anni, l’uomo di Ercolano (Napoli) che aveva tentato di uccidere la moglie, Maria Antonietta Rositani, anche lei 42enne, dandole fuoco, dopo averle cosparso addosso del liquido infiammabile, mentre la donna era in auto. Russo é stato bloccato nei pressi di una pizzeria dagli agenti della Squadra Mobile reggina e del Servizio centrale operativo.

Una vecchia granata ha creato un falso allarme ieri sera al Centro Meccanografico delle Poste di Bologna, in via Zanardi, dopo che un addetto al controllo della corrispondenza ha visto che dentro un pacco in partenza, passato sotto lo scanner a raggi x, c’era una bomba a mano. Come prevedono le procedure, sono stati avvertiti Polizia e Vigili del Fuoco e sul posto sono andati anche gli artificieri della Questura. Un esame accurato del pacco, che è stato aperto, ha svelato che all’interno c’era effettivamente un ordigno, ma del tutto inoffensivo. Si trattava di una granata Mk2 di fabbricazione americana, residuato bellico della Seconda Guerra. La bomba era del tutto inerte ed era stata spedita da un collezionista bolognese a un altro collezionista in Calabria, che l’aveva comprata su internet. L’allarme è rientrato e nessuna persona è stata denunciata.

Beni per un valore di circa 3,5 milioni sono stati sequestrati, dai carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, all’imprenditore di Rosarno Giuseppe Nasso, di 40 anni. L’uomo arrestato nell’operazione Ares scattata nell’estate scorsa con l’arresto di 45 appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta dei Cacciola e dei Cacciola-Grasso. Le indagini che hanno portato all’esecuzione del sequestro, coordinate dalla Procura di Reggio Calabria, hanno permesso di appurare la partecipazione di Nasso, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa, alla cosca Cacciola-Grasso. Proprio durante l’esecuzione del provvedimento a suo carico i carabinieri trovarono, nascosto in un controsoffitto del suo negozio di ferramenta, circa un milione di euro, suddivisi in mazzette e confezionati all’interno di pacchi sottovuoto. Il sequestro ha riguardato denaro contante, conti correnti, polizze assicurative e un’impresa individuale, comprensiva di tutto il compendio aziendale, e beni immobili.

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Reggio Calabria per infiltrazioni della ‘ndrangheta, affidandone la gestione ad una Commissione straordinaria. La decisione é stata presa su proposta del prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, in base all’esito dell’accesso antimafia eseguito nei mesi scorsi.
“Nelle more del perfezionamento della procedura di scioglimento, con la firma del Presidente della Repubblica – é detto in un comunicato della Prefettura reggina – il Prefetto, Michele di Bari, con proprio provvedimento, ha disposto la sospensione dell’organo di Direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale, ed ha incaricato della gestione provvisoria dell’ente la Commissione straordinaria composta dal prefetto Giovanni Meloni e dai dirigenti del ministero dell’Interno Maria Carolina Ippolito e Domenico Giordano”.

Una donna di 40 anni, per oltre un ventennio, sarebbe stata in balia di due aguzzini che l’hanno tormentata, usandole violenze, fisiche, sessuali e morali, d’ogni genere. Due persone R.R. di 70 anni, di Cittanova, e F.R.D., di 55, di Polistena, sono stati arrestati dagli agenti del Commissariato di Ps di Gioia Tauro con l’accusa per il settantenne di riduzione in schiavitù e per l’altro di atti persecutori. Gli arresti sono stati fatti in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip di Reggio su richiesta della Procura.

I carabinieri della Compagnia di Tropea hanno effettuato un’operazione finalizzata all’esecuzione di due obblighi di dimora nei comuni di residenza a carico di due maestre, una di 65 e l’altra di 51 anni, della scuola primaria di Zungri, nel Vibonese. Le indagini dei militari hanno documentato i maltrattamenti posti in essere dalle due insegnanti nei confronti di alcuni alunni di prima elementare attraverso un “sistematico ricorso alla violenza fisica e psicologica nei confronti degli scolari”, e con comportamenti “documentati minuziosamente”.

 

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