Diritto di replica. Diamante, maltrattamenti, avv. Liserre: “Visione contorta della realtà”. Attacco alla “Ginestra”

in riferimento al recente caso di presunti maltrattamenti in famiglia, già oggetto di veemente polemica mediatica, ho appreso, dalla Sua emittente, con sommo stupore e altrettanta tristezza, il patetico contenuto di una struggente replica della quale, obtorto collo, non posso esimermi dallo stigmatizzarne le improvvide e capziose esplicitazioni, sintomatiche di una visione alquanto contorta e frastornata della realtà, soprattutto di quella processuale-penale. Innanzitutto, non comprendo le motivazioni di chi, privo di qualsivoglia resipiscenza, debba replicare e pervicacemente insistere, dinanzi alla pacifica e fisiologica situazione processuale, tra l’altro, da se stesso riconosciuta. Infatti, unitamente ad altre malcelate regie, si cerca di colmare il vuoto di una miseria, giuridica e morale, con la gratuita denigrazione personale, priva di forma e di sostanza, trasmodante al limite del penalmente rilevante. Orbene, la replicante, da buon avvocato, dovrebbe conoscere l’antico brocardo: “dura lex, sed lex”. Ossia, la legge è dura, ma è legge! Ed è semplicemente quello che, molto sommessamente, ho ritenuto di evidenziare ad un attento e scrupoloso Giudice il quale non ha indugiato ad accogliere la mia richiesta di allontanamento, dall’aula di udienza, del presidente di detta associazione, non avendovi, quest’ultimo, alcun diritto e dovere per restarvi, trattandosi di un processo celebrato a porte chiuse, per come chiesto dalla stessa replicante. Pertanto, taluni, se invece di abbandonarsi a deliranti proclami mediatici, impiegassero utilmente il loro tempo a studiare, magari per una piu’ proficua difesa dei loro assistiti, scoprirebbero che la sana contrapposizione dialettica, se pur virulenta ma intellettualmente onesta, soprattutto nel processo penale, è ben diversa dall’isterico chiacchiericcio da salottino. E, probabilmente, comprenderebbero che l’accoglimento della mia richiesta, da parte del Giudice, tutt’altro che goffa ( alle deficienze giuridiche si sommano anche quelle semantiche) è prevista da una norma chiara e tassativa, forse ignota alla replicante che, con la sua istanza di celebrazione del processo a porte chiuse ha, lei stessa, escluso il presidente della sua associazione non costituitosi nelle forme e nei termini di legge e, quindi, da considerarsi tamquam non esset. Infine, per ciò che concerne la larvata e sgrammaticata allusione alla mia insensibilità sul fenomeno della violenza di genere, vorrei significare all’illustre replicante che il mio rispetto, per le astratte finalità, irrefutabilmente lodevoli e meritorie di tutte le associazioni che contrastino qualsivoglia forma di violenza, non soltanto di genere, è totale e incondizionato. Parimenti assoluto, tuttavia, è il mio disprezzo per chi, talvolta, strumentalizza in maniera becera ed esecrabile, la nobile finalità associazionistica al solo fine di perseguire, a tacer d’altro, discutibili logiche di un protagonismo autoreferenziale, dettato dalla spasmodica esigenza di ottenere una visibilità non altrimenti raggiungibile. Parafrasando Marx, mi verrebbe da dire che anche “la strada per l’inferno è lastricata da buone intenzioni”. Orbene, auspicando di essere stato definitivamente esaustivo, ritengo di non dover più aggiungere alcunché in quanto, diversamente, sarei trascinato al livello di quelle persone, citate da Oscar Wilde, che mi batterebbero con la loro esperienza.

Avv. Francesco Liserre

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