Rendiconto 2018, Vincenzo Spinelli: “No al dissesto. E vi spiego il perché”

Durante il consiglio Comunale, il consigliere di maggioranza, Vincenzo Spinelli, relativamente al primo punto dell’ordine del giorno, approvazione del rendiconto 2018, condividendo quanto già espresso dall’ex-Sindaco Enrico Granata nelle considerazioni depositate nei giorni scorsi, ha puntualizzato la sua posizione. Spinelli ha messo in evidenza le pesanti conseguenze negative economiche e sociali per la cittadinanza, nel caso in cui si percorra la via del dissesto,  suggerendo , altresì,  degli importanti interventi, previsti dalla normativa vigente, che se concretizzati eviterebbero il default del Comune, e consentirebbero l’attuazione di un piano di riequilibrio.

Di seguito si riporta l’intervento del consigliere depositato agli atti del Consiglio Comunale:

“La delibera di dissesto è irrevocabile. L’approvazione del rendiconto dell’esercizio 2018 e della relativa relazione sulla gestione, ai soli fini della presa d’atto del disavanzo, stigmatizza i dati forniti dal tecnico e comporta quale passo successivo la deliberazione dello stato di dissesto ai sensi dell’art. 244 del Tuel. Effetti disastrosi per un comune piccolo come il nostro del dissesto. Per le imposte e le tasse locali, diverse da quella per lo smaltimento dei rifiuti, le aliquote e le tariffe di base vengono innalzate nella misura massima consentita e la delibera non è revocabile e sarà efficace per cinque anni; Per la tassa di smaltimento dei rifiuti si dovranno applicare le tariffe che assicurino complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio; Per i servizi a domanda individuale (mense scolastiche, scuolabus, etc) il costo di gestione deve essere coperto dai proventi tariffari, il costo, dunque, graverà sulle famiglie completamente, con aumento spropositato delle tariffe; Il Comune non potrà contrarre mutui, con la conseguenza che non potrà essere acquistato il Castello; Il Comune non potrà impegnare per ciascun intervento somme superiori rispetto a quelle previste nell’ultimo bilancio approvato e comunque nei limiti delle entrate accertate e i pagamenti in conto competenza non possono superare un dodicesimo delle rispettive somme impegnabili; I creditori, anche quelli che forniscono servizi, saranno soddisfatti con una detrazione del dovuto dal 40% al 60%. Gravi danni all’economia locale. Imprese, piccole società di sevizi rischiano di non coprire neanche le spese per l’attività svolta e le forniture garantite. Le strutture ricettive avranno un importante aumento delle tariffe e delle imposte comunali con un inevitabile aumento dei costi che si ripercuoterà sulla clientela e, quindi, sul turismo! Nessuna agevolazione potrà oi essere prevista per le fasce deboli sui costi dei servizi! Il dissesto può essere evitato attraverso la predisposizione di un “Piano di riequilibrio” della durata di 10 anni ed eventuale richiesta di accesso al fondo di rotazione. Il dirigente dell’Ufficio Ragioneria, preannuncia nella relazione un parere sfavorevole alla praticabilità del riequilibrio finanziario pluriennale, ritenendo di non aver potuto, nell’immediato, quantificare la massa debitoria. E’ necessario, invece, al fine di vagliare la possibilità di evitare il dissesto avere certezza dei debiti! Ogni dirigente potrà fornire adeguata certificazione relativamente ai debiti del settore di competenza. Pertanto, un primo passo è quello di chiedere al Responsabile finanziario una verifica della massa passiva in modo preciso. Una decisione circa il dissesto o meno, considerate le responsabilità che comporta, deve essere valutata sulla base di dati certi, non approssimativi. Bisogna, inoltre, tenere presente che a norma dell’art. 194 del TUEL, gli eventuali debiti fuori bilancio possono essere pagati mediante un piano di rateizzazione triennale convenuto con i creditori, con la possibilità di contrarre mutui per sostenere il pagamento. E’ bene ricordare che il riequilibrio è possibile solo in una fase di pre-dissesto al fine di evitare il default. Se si dichiara il dissesto non è possibile proporre un piano di riequilibrio, stante l’irrevocabilità della delibera. E’ necessario applicare la metodologia semplificata che riduce sensibilmente il FCDE, la cui previsione per oltre €. 9.300.000,00 che, in realtà, appare eccessiva anche con la previsione del metodo ordinario. Il metodo semplificato consente di accantonare a rendiconto un fondo di importo non inferiore a quello risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente sommato all’importo stanziato a tale titolo a bilancio, sottratto delle poste relative ai residui attivi stralciati dal conto del bilancio, che nel caso del rendiconto del Comune di Belvedere Marittimo, comporterebbe un Fcde di circa €. 2.279.679, 77 , pari all’importo calcolato, con il metodo semplificato, dall’attuale Responsabile del Servizio Finanziario, nel modello del risultato presunto di amministrazione al 31.12.2018, allegato agli atti di bilancio preventivo 2019. L’importante riduzione di tale fondo,  consente di valutare la possibilità di proporre un “Piano di riequilibrio” che consenta nel tempo di 10 anni il risanamento dell’Ente. Pertanto, accertata la massa debitoria, con eventuale rateizzazione del pagamento, applicato il metodo semplificato, l’ipotesi di riequilibrio diviene certamente praticabile, poiché il disavanzo da ripianare si riduce sensibilmente. L’art. 11 bis, comma 6 del dl 135/2018 (c.d. semplificazioni) prevede di ripartire in cinque anni l’eventuale disavanzo derivante dalla eliminazione dai residui attivi conseguente allo stralcio delle mini cartelle. Questo comporterebbe, per l’anno in corso, una riduzione dei residui attivi non di €. 3.051.000,00 , ma bensì di €. 610.200,00 con un conseguente Avanzo di Amministrazione di €. 5.674.269,67. Tanto comporta una riduzione del disavanzo di ulteriori € 2.440,800 (residui attivi delle mini cartelle meno la quota eleminata nell’anno in corso). Alla luce di quanto detto si chiede un rinvio dell’odierno consiglio comunale per una verifica della massa passiva, con conseguente valutazione di rateizzazione triennale; l’applicazione del metodo semplificato come previsto per legge; la ripartizione quinquennale del disavanzo derivante dall’eliminazione dei residui attivi conseguenti allo stralcio del decreto Salvini.”

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