Sanità, lo schiaffo di Cetraro a Paola: la chirurgia torna al “Iannelli”. Lo scontro si sposta in procura

Lo schiaffo di Cetraro a Paola. E che schiaffone. Uno di quelli che stordisce. E non ci sono motivazioni se non quello di riportare l’equilibrio tecnico e di servizi sul territorio: se la rianimazione è a Cetraro che senso ha tenere le sale operatorie a Paola.

Ma la verità, spesso, sta nei meandri delle frasi. Dette e non dette. La verità è che le sale operatorie di Paola non sono a norma. Sono ben 306 le contestazioni da parte dei Nas sulle strutture paolane. Insomma un vero e proprio “inno” alla malasanità dove la sicurezza viene messa in un angolo a favore di una politica ballerina condita di dispetti e denunce. Insomma i problemi non sono solo nei punti nascita, ma anche nella chirurgia. “Mi meraviglio – dice Vincenzo Cesareo, direttore sanitario e firmatario del provvedimento di spostamento della chirurgia a Cetraro –  che la procura non abbia preso provvedimenti. Ci sono state delle deroghe, è vero, ma il tempo è abbondantemente trascorso”.

Critico il consigliere provinciale e presidente del consiglio comunale di Paola, Graziano Di Natale, che minaccia denunce in procura. “Il direttore sanitario dello spoke Paola/Cetraro crede di fare e disfare a suo piacimento. Oggi ha inviato una nota con la quale intende spostare le emergenze urgenze chirurgiche dall’Ospedale di Paola a quello di Cetraro. Di fronte ad un atto di una gravità inaudita, per i tempi, i modi e per l’illegittimità dello stesso, non possiamo stare fermi”.

Antonello Troya

@antonellotroya

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