Il Pd, Conte, Di Maio e Salvini: ma le strategie le detta lo spread

165 p.b. Cos’è? È lo spread di ieri pomeriggio. Prima che parlasse Gigino Di Maio. Poco dopo la presentazione di ulteriori 10 punti (da abbinare agli altri dieci), il differenziale si alza di dieci punti. A seguire, in ribasso, Piazza Affari, la borsa di Milano. Bastava che Gigino non avesse aperto bocca. Ma la tentazione era tanta: quella di imporre la sua figura al Pd. O vicepremier o salta tutto. Ma non è solo questo. La paura di Di Maio è Rousseau. Una paura madornale che la rete esprima il suo voto negativo all’accordo. Per cui andrà studiata una formula che sia adatta a Casaleggio, Fico e Di Battista. Se si va al voto sarà una batosta: gli ultimi sondaggi fanno sprofondare il M5s di parecchi punti. Mentre la Lega scivola al 32 per cento. Già, la Lega. E se fosse tutto studiato a tavolino? Se fosse un preciso piano dei due (ex) alleati gialloverdi per togliere di mezzo il Pd? Potrebbe. Anche se un partito nato sulle storiche radici del comunismo non è così facile da eliminare. Strategia, e nemmeno di bassa lega. Salvini non a caso ha parlato di “pieni poteri”. Non a caso ha scatenato il putiferio l’8 agosto. Non a caso l’incarico è stato dato a “Giuseppi” Conte dopo il vertice francese. Non ha caso ha avuto la benedizione di Trump. E lo spread… coincidenze? I mercati voglio stabilità, vero. E i gialloverdi non l’assicuravano? E perché, ora ai mercati sembra un governo che promette lungimiranza? È un governo nato sul “non voto”: il ricorso alle urne “non s’adda fare”. Lo ha detto Bruxelles, lo hanno ribadito i mercati, lo ha detto la Casa Bianca.

Non credo alle coincidenze, come non credo quando parlano di programmi di governo o di “bene per il paese” o per “gli italiani”. Si fa per le poltrone. Per quel briciolo di potere che si elemosina agli italiani. Spread permettendo.

Antonello Troya

@antonellotroya

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