Ospedale di Cetraro. Errori fatti e consigli (non richiesti)

L’ultima nota del gruppo Pro Ospedale e sindacati letta sotto una analisi di scopo è a dir poco impressionante: voi, voi, voi. Mai noi. “E’ giunto il momento che l’ospedale ha bisogno di tutti voi! Di far sentire la vostra voce”. E ancora: “Parlate con i vostri sindaci”; “Sarete chiamati a protestare, a manifestare”. Si, insomma come al solito a Cetraro per l’ospedale si muovono in pochi e gli altri stanno a guardare. L’armiamoci e andate è ancora adesso in voga. Molto in voga. Diciamolo francamente: dell’ospedale ai cetraresi e agli abitanti dei paesi vicini frega ben poco. e questo Angelo Aita lo sa bene. Avrebbe dovuto caricarsi 50, 100 persone e portarle a Catanzaro quando è andato a protestare. Ma solo che lì si è trovato in perfetta solitudine. Se non fosse stato per l’amico Giuseppe Aieta sarebbe rimasto a vita al dipartimento alla salute, armato di fascia e cartelloni. Aita si è dotato di tenda e qualche bibita fresca e nel bel mezzo del ferragosto ha protestato sempre in difesa del suo ospedale. E anche quella volta in perfetta solitudine. Certo, solidarietà tanta, ma realizzata nella forma della stretta di mano. Nulla di più. Poi tutti a casa propria. E ModaMare? E le varie sagre di alici e birre varie? Come mai tanta gente e per l’ospedale nulla? Ecco perché frega ben poco. Il bravo e coraggioso sindaco dovrebbe caricare della questione anche i sindaci del comprensorio, da Belvedere a Fuscaldo. Far capire che è una questione di lavoro e indotto, ma soprattutto di salute e sanità. Ora si ricordano che l’ospedale è di tutti. ma il male va curato. Estirpare il male dalla radice: cominciare con la buona educazione a far capire che dell’ospedale c’è bisogno. Iniziamo a lasciare liberi i posti per i disabili. Cominciamo a far lavorare tutti, medici, infermieri e oss, nel rispetto delle proprie mansioni. Licenziamo gli imboscati. Facciamo rispettare la fila al ticket, e segnaliamo chi sta ore e ore al bar. Che non diventi ancora una volta, l’ospedale di Cetraro, ricettacolo di consenso elettorale. Se chiudono i reparti, se trasferiscono il personale, reagite. Ma non sulla carta con “voi, voi, voi” ma con la protesta dettata dalla disperazione, nelle forme che si ritengono opportune.

Per voi l’ospedale è fonte economica, per noi è fonte di sopravvivenza.

Antonello Troya

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