Franco Muto ai domiciliari. Magorno: “Calabria deve essere terra di legalità”

Sta provocando una serie di polemiche la decisione di mandare ai domiciliari il boss di Cetraro Franco Muto. L’istanza di scarcerazione era stata avanzata più volte dagli avvocati sia dinnanzi al tribunale delle libertà che davanti la Corte di Cassazione. L’ultimo no, Muto, lo aveva ricevuto dal giudice Alfredo Cosenza presidente del collegio giudicante che nel palazzo di giustizia di Paola ha istruito il processo “Frontiera”. Nonostante il vecchio boss cetrarese lamentasse diversi malesseri, negli ultimi periodi legati alle difficoltà di deambulazione, per i medici nominati dai diversi giudici il quadro clinico non è risultato mai incompatibile con le regole del carcere duro. Nelle ultime ore la decisione delle ristrettive domiciliari è arrivata dalle evidenze processuali e storiche emerse nel corso del processo “Frontiera”. L’operazione condotta dalla Dda di Catanzaro non solo ha decimato gli affari del clan egemone sul Tirreno, ma ha ridisegnato lo schema di potere. Non sarebbe più “Il Re del Pesce” a controllare gli affari della cosca ma suo figlio Luigi. Poco fa è arrivata una nota del senatore Ernesto Magorno: “La notizia della scarcerazione di Franco Muto lascia senza parole. Non si può non condividere il pensiero di Klaus Davi. Da parte mia non mancherà mai il sostegno a personalità come Nicola Gratteri e a tutte le persone che ogni giorno lavorano per rendere la Calabria una terra dal profumo di legalità”.

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