L’Allah Akbar di Matteo (Renzi o Salvini, non importa)

Non so a chi dei due dare la palma di provetto suicida dell’anno, se a Matteo Salvini o a Matteo Renzi. Il primo ha sancito la fine di un governo tra un mojito e una “papajata” come se l’inno di Mameli fosse da supporter a Gigi D’Agostino. L’altro (Renzi) non ha mai mollato la sua idea di rottamare il partito di sinistra (centrosinistra), mettendo in un angolo menti pensanti come Massimo D’Alema. Ma le questioni, per quanto possano ardere sotto la cenere del politichese di bottega, vengono fuori. Prima o poi. Salvini può dirlo ai suoi seguaci di Pontida che il governo è stato messo in crisi dai “No” dei suoi alleati (M5s). La verità è che la politica praticata sino ad ora dall’ex ministro degli interni non andava giù all’Europa come ai mercati. Il cosiddetto sovranismo andava messo in un angolo. E meglio se dimenticato. E meglio se con Salvini. L’Europa non perdona: Salvini potrà arrivare anche al 34 per cento alle elezioni, ma finirà come la Le Pen in Francia: un bel risultato, ma niente governo. Immagina se fanno governare uno che in Europa è parente a Viktor Orban e a Marine Le Pen, o che fa accordi con i Russi. I margini del cambiamento non ci sono. Gli euroscettici, ancor prima che possano aprire bocca, vengono liquidati: ricordate Rocco Buttiglione quando definì gli omosessuali “dei peccatori”? Ecco perché il M5s e chi annunciava l’uscita dall’Euro o simili baggianate, ha cambiato rotta. Ma borderline è anche un malconcio Matteo Renzi. Se andiamo a guardare i suoi fedelissimi che animano “Italia Viva” notiamo la mancanza di quelle menti pensanti di un partito. Un’altra rottamata a favore di un partito fatto a sua immagine e somiglianza. Ma il tocco politico è stato da fioretto. Ha colto il periodo storico, altroché. Fa la differenza al parlamento e si è portato anche un ministro. Niente da eccepire: ha dato quell’impronta politica ad un governo che sembrava (sembrava?) più legato alla poltrona che al bene degli italiani. Ora Conte dovrà vedersela anche con Renzi e il suo partito neonato. Il governo andrà avanti, senza indugi. Ma è in Europa che si deciderà il futuro, anche di Renzi. Se il suo pensiero anti sovranista sarà compreso dagli alleati, Silvio Berlusconi incluso. La prova saranno le regionali. Un esame che sancirà la fine dell’ex sindaco di Firenze o l’inizio di un nuovo corso.

Antonello Troya

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