Quel manifesto strappato a Cosenza e il rigurgito campanilistico di carente qualità

“Accattone”, “Razzista di merda”, “Ha vomitato di tutto su questa terra”. Aver postato l’atto “glorioso” di una ragazza sui social, ha scatenato l’ira dei più convinti sostenitori dell’antisalvinismo. Ho lasciato che i più facinorosi del web si scatenassero, senza disinnescare la bomba che avevo appena acceso. Ne è venuto fuori un quadro disarmante, soprattutto da chi ti aspetti un’analisi più centrata sul fatto in sé e non sullo squadrismo mediatico e di pensiero che la Lega porta avanti ormai da anni. Salvini più, Salvini meno. È una realtà che può convincere o meno, che può piacere o meno, ma è uno stato di pensiero cui l’Italiano, ormai, non può far finta di non vedere. Il gesto della ragazza di strappare il manifesto della Lega ad un gazebo allestito in attesa dell’arrivo del segretario della Lega è stato misuratamente organizzato. Immortalata in un video e subito in rete, quasi a mostrare il gesto dal gusto epico, ma alla fine poco eroico. Certo di impatto, ma nulla più, se non aver dato l’assist a Salvini e ai suoi sostenitori di passare dal lato delle vittime, altroché. La risposta di Salvini non si è fatta attendere: “Nazisti rossi”, così li ha definiti. Il clima non si avvelena chiudendo i porti, ma alimentando questo odio anche verso solo un pensiero, una idea. Ma ha dimostrato anche che esiste un’altra Italia, un altro meridione, un’altra Calabria che non esiterebbe un attimo a zittire, e anche in modo violento, qualsiasi tentativo di espressione di pensiero. E ciò al mio paese si racchiude in parole quali censura, dittatura, fascismo….. che non certo si rifanno ad una Calabria ancora in cerca di una sua capacità politica, stretta tra il clientelismo e il raccapricciante ruolo di regione più povera d’Europa. La ragazza, dalla chiara cadenza cosentina, ha avuto il suo momento di celebrità. Vorrei vederla accanto agli operai della whirlpool o in barca con disperati in balia delle onde. O accanto ad un lavoratore in cassa integrazione o con il titolare di una azienda che non sa come andare avanti, o all’Illva di Taranto o nei campi a raccogliere pomodori. Non abbiamo bisogno adesso di strappare manifesti. Che sia gialloverde o giallorosso la spinta per un cambiamento non c’è stata. E non credo che potrà accadere in tempi brevi. Siamo stretti da un’Europa che continua a stampare denaro a favore delle nazioni più forti e quello stesso denaro che ci costringe a spendere e a indebitarci, come se la Calabria non lo fosse abbastanza. L’ultima ruota del carro che rigurgita campanilismi di carente qualità. Che rinfaccia a Salvini l’aver sostenuto campagne politiche contro il sud, ma che dimentica silenzi e complicità contro una politica regionale corrotta, ladra, che ha depauperato quanto di buono i nostri padri costituenti hanno lasciato.

Antonello Troya

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