Scuole di ballo: quando il protagonismo si scontra con la realtà

Ce ne guardiamo bene dal commentare o giudicare una scuola di ballo di Belvedere. Tutti bravi e preparati secondo le proprie performance, i propri studi e particolarità. Tutti disponibili a mostrare quanto di meglio hanno insegnato ai propri allievi, propinandoci una serie infinita di saggi estivi che segnano la fine di un corso con la dicitura: “Ecco come siamo bravi”. E gli altri un po’ meno? No, anzi. Tutte le scuole, e dico tutte, hanno il diritto dovere di ballare, mostrare, far discutere e, perché no, far decidere i genitori delle allieve se è il caso che le proprie fanciulle solchino il palcoscenico di ciò che una volta chiamavano varietà. E non accade solo a Belvedere, vedo. Sembra quasi un rincorrersi a chi lo fa meglio. A chi esprime il senso della danza. Ma è opportuno un esame di coscienza: mettere alla prova del freddo e della mancanza di una toilette un gruppo di bambine e bambini è contro ogni logica, morale e sociale. E ciò è accaduto in questi giorni. Chi organizza ha il compito di “saper organizzare” anche questo. Mettere a proprio agio loro, i giovani ballerini, che già si trovano nell’imbarazzante gioco al massacro della ribalta. Cari organizzatori e maestri di ballo: mettere sul piatto della cupidigia la vostra brama di successo, di saper fare, di saper gestire ed essere superiori, scontra poi con la realtà delle cose. Ognuno mostra ciò che sa fare: è nel gioco. Ma non a spese di altri. Questo no.

Antonello Troya

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