Lettera aperta al dr. Cascini: “Caro sindaco, oggi mi sono guardato allo specchio e ho scoperto che…”

Caro Sindaco, pur conoscendoti da 40 anni mi rivolgo a te con il rispetto che si deve ad un funzionario dello Stato. Scivolo nel “tu” doveroso di un cittadino che sta vivendo un passaggio generazionale della cosa pubblica: dal “volemose bene” di Enrico Granata all’ “evasore” di Vincenzo Cascini, passando per l’impronta sociale lasciata da Mauro D’Aprile. Non me la sento, al momento, di puntare il dito contro alcun amministratore che si è succeduto o che attualmente governa. Ognuno porta, e ha portato a casa, giornalmente, benefici per il paese. Ne sono certo. Ma questa storia dei conti che non tornano non mi va giù. Senza scomodare J.F. Kennedy mi guardo allo specchio e mi chiedo: “Cosa posso fare oggi io per il mio paese? Ho iniziato nell’offrire un caffè a chi, con senso del dovere, tagliava l’erba in mezzo alla strada. Erano le sette del mattino. Poi ho cercato di ridurre gli sprechi che questa epoca consumistica mi obbliga a sostenere. Ho selezionato, come faccio da sempre, la carta dalla plastica e altri rifiuti… e ho continuato così, giusto per darmi un senso civico. Ho ridotto il consumo dell’acqua e ho cercato di dare un certo decoro agli esterni di casa mia. Un paese, ritengo, debba essere presentabile per tutti. Concittadini compresi. Ma poi mi sono chiesto: ma il mio sindaco si è guardato allo specchio stamattina? E cosa ha visto? Posso solo ipotizzare quali elementi tra il serio e l’obbligato ci sono. In un “frame” ho visto il sindaco che, chiamati a raccolta funzionari, dipendenti e assessori, impone loro una caccia serrata agli evasori. E smettiamola una volta per tutte con “l’amico dell’amico”. Ci sono scelte, prese nelle vesti di amministratore che ti fanno fare dei nemici. E pazienza se il ristoratore o l’albergatore non ti saluterà più se il canone dell’acqua passerà dai 300 euro ai mille euro e la tassa sui suoi rifiuti triplicherà, o il costruttore che “dimentica” di pagare i canoni di urbanizzazione. Ma di ciò ne devono essere consapevoli tutti, anche chi dell’amicizia ne fa un uso clientelare. E la politica belvederese non ne è immune. Non doveva certamente essere un docente universitario a dirci come stavano le cose. Noi dagli esperti vogliamo una via d’uscita, qualcosa che non faccia ricadere sui contribuenti una logica dei numeri devastante e devastata da decenni di “volemose bene”. Ci aspettiamo di più dai funzionari senza coraggio. Ci aspettiamo che chi è assegnato al compito di indagare ed elevare sanzioni lo faccia. Che chi ha sbagliato un progetto se ne vada a casa e ripaghi i contribuenti per gli errori commessi.

Vogliamo un depuratore che funzioni e che il sindaco si comporti come un buon padre di famiglia. Le “cazziate” ci stanno bene, ma una sbirciatina allo specchio fatelo anche voi, sindaco, assessori e funzionari comunali.

Con la stima di sempre, Antonello Troya

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