Mauro D’Aprile: “Belvedere in dissesto, economico e non solo”

Da più parti mi viene sollecitato di dare delle risposte ad alcuni rilievi, e per prima quelli di alcuni membri dell’Amministrazione Comunale attuale, che mi vorrebbero comunque coinvolto nelle responsabilità del Dissesto cui è andato incontro il Comune di Belvedere.

Queste responsabilità mi deriverebbero per aver guidato come Sindaco una Maggioranza di Centro Sinistra dal 2004 al 2009.

Preciso che per ragioni di compiutezza dell’argomento, e dalla lettura si intuisce, dividerò il mio intervento almeno in tre articoli.

In tutta sincerità credo che dopo aver ascoltato le Relazioni Verbali della Prof.ssa Pina Puntillo e del Prof. Walter Nocito, vi sia ben poco da precisare nel merito e ritengo anche, che se ci si ponesse col dovuto rispetto ad ascoltare quelle due relazioni, si eviterebbero inconsistenti interventi che mettono in luce più i limiti delle proprie conoscenze in materia, che contribuire a quel chiarimento che gli stessi si propongono di ottenere.

Le due Relazioni, l’una declarata in presenza dell’attuale Sindaco Cascini in concomitanza di un incontro di questi con la Cittadinanza, l’altra, del Prof. Walter Nocito resa ad una Radio Locale e reperibile sul Web, concordano nella descrizione dell’evoluzione del quadro legislativo di Finanza Locale che si è avuto nel Paese a seguito dei Decreti Tremonti subito dopo la fine del mio mandato (2004-2009) ed anche la “diversità  strutturale” del Bilancio degli Enti Locali cui la stessa ha comportato.

Tale richiamo cronologico dell’inizio delle sofferenze dei Comuni, coincide con i richiami espressi nei pareri dalla Corte dei Conti sui Consuntivi 2011 e 2012 definiti gli anni di criticità del Comune di Belvedere e soprattutto della Delibera della medesima Corte n.78 emanata il 27 Novembre 2015, le cui conclusioni già all’epoca lasciavano presagire, in termini inequivocabili, il Dissesto. E non è un caso che quella Delibera viene riassunta ampiamente a base delle motivazioni di Richiesta di Dissesto sollevata dalla attuale Responsabile degli Uffici Finanziari del Comune Dott.ssa Ciponte.

Una narrativa sulle responsabilità ed omissioni in capo prima agli organi gestionali dell’Ente ed ai Revisori che paradossalmente non hanno inteso collaborare con la Corte dei Conti per quanto obbligati dalle Leggi specifiche subentrate, e poi agli Amministratori delle Maggioranze a guida Granata sui debiti contratti.

Soprattutto la relazione del Prof. Nocito mette in evidenza questo scollamento della Contabilità Armonizzata che i Decreti Specifici dopo quelli di Tremonti hanno sancito, sebbene anche la stessa Legge Finanziaria del 2016 finisse per stabilire il “Circuito delle Responsabilità Giudiziarie in carico agli addetti ai lavori.

Resta del tutto conclamata quella sostanziale diversità del quadro Legislativo Specifico di Finanza Locale che per il periodo di Maggioranza di Centro Sinistra, 2004-2009, manteneva invariato, almeno per i primi due anni il vigente assetto del sistema dei trasferimenti erariali agli enti locali ancora imperniato su cinque fondi, tre dei quali per i trasferimenti di natura corrente (il “fondo ordinario”, il “fondo consolidato” ed il “fondo per la perequazione degli squilibri della fiscalità locale) e due per i trasferimenti in conto capitale (“fondo nazionale ordinario per gli investimenti ” e “fondo nazionale speciale per gli investimenti”). L’economia del nostro Comune imperniata principalmente sul gettito dell’IRPEF e dell’ICI, beneficiava in parte, ancora  dell’Entrata della Bucalossi che sebbene fortemente ridotta rispetto al decennio precedente si attestava intorno al 1.450.000 Euro l’anno, per poi ridursi drasticamente dal 2007 a 450.000 Euro e scendere ulteriormente sull’ordine delle 250.000 Euro.

Durante la legislatura si arrivava ad una nuova definizione del Patto di stabilità interno, che tornava a porre l’accento sul miglioramento dei saldi finanziari, come nelle prime formulazioni del Patto, piuttosto che sul controllo delle spese finali del Comune.

La formulazione delle regole del Patto in termini di riduzione della spesa anziché deldisavanzo, era in sostanza riconducibile alla volontà di mantenere sotto controllo la pressione fiscale, evitando che il miglioramento del disavanzo da parte degli Enti locali si realizzasse attraverso un incremento delle imposte regionali e locali. A tal fine, l’autonomia decisionale degli enti territoriali aveva subito limitazioni oltre che dal lato della spesa, con i vincoli del Patto di stabilità interno, anche dal lato delle entrate, con l’introduzione di misure dirette a precludere il ricorso alla leva fiscale per l’acquisizione di maggiori entrate (si pensi alla sospensione, a decorrere dal 29 settembre 2002 e fino a tutto il 2006, della possibilità per regioni e comuni di aumentare le aliquote delle addizionali all’IRPEF.

E’ in questo frangente che si registra tutta la bontà della Manovra voluta dal Centro Sinistra nel Nostro Comune, ampiamente descritta da Riccardo Ugolino con apposito documento e che a fronte delle limitazioni di Entrata imposte dal Governo Centrale, con ravvedimenti quali l’introduzione di una fascia intermedia per la Mensa Scolastica ed un maggior plafond di imposte ad attività inspiegabilmente prima escluse da tassazioni dovute (pubblicità, diritti di passaggio, canoni per occupazione di suolo pubblico, estensione della Bucalossi per quozienti di terreni svincolati,etcc..), ricompensava col maggiore introito le possibili perdite attestando anche i parametri dei Servizi a Domanda Individuale su soglie perequative dell’86% del loro mantenimento. Un ciclo virtuoso che col forte impegno mio personale sulla predisposizione di Bandi Europei, Fondi Intercomunali di Investimento in Servizi (Rete Gas, Arredo Urbano ed Infrastrutturazione Viaria, Difesa del Suolo e dell’Ambiente) comportava altresì Investimenti per circa 21.Milioni di Euro. Inoltre si provvedeva ad ampliare il Patrimonio Comunale con l’acquisizione dell’Area ex Consorzio, il Parco Giochi, il Parcheggio e i Campetti Sportivi in Località Monti, dopo aver provveduto alla Ristrutturazione Spogliatoti e Tribune del Campo Sportivo anche con manto erboso, la Ristrutturazione di Palazzo Nastri per Uffici e Sala Consiliare, l’Arredo ed il potenziamento tecnologico degli Uffici Comunali con l’utilizzo di Aria Condizionata.

Il Comune di Belvedere Marittimo nel periodo esaminato 2004-2009 non ha mai conosciuto sofferenze di deficit, per come mai riscontrate dalla Corte dei Conti e gli Organi di Controllo ed anzi per questa ragione ha potuto impostare la propria manovra economica in un certo modo, perché diversamente, sarebbe stato obbligato a Manovre  Correttive previste nella disciplina definita dalla legge finanziaria per il 2007 che era profondamente diversa rispetto a quella in vigore fino all’anno 2006.

Infatti tra le misure di carattere sanzionatorio, per coloro che non avessero raggiunto gli obiettivi del Patto, la nuova disciplina introduceva un meccanismo di automatismo fiscale, che prevedeva l’incremento d’Ufficio delle aliquote dell’addizionale comunale all’IRPEF e dell’imposta provinciale di trascrizione a seguito della diffida del Presidente del Consiglio dei Ministri, qualora l’Ente non avesse adottato autonomamente le necessarie misure per il riassorbimento dello scostamento.

Il Comune di Belvedere Marittimo negli anni da me sorretto non è mai incappato in sanzioni alcune!

Tutt’altro il Comune di Belvedere Marittimo durante la mia gestione a cavallo tra il 2004 e 2009, andava incontro  ai benefici previsti nella Finanziaria  per il 2008:

1)  azzeramento del concorso alla manovra per gli anni 2008-2010 per gli enti con una media positiva del saldo finanziario di cassa del periodo 2003-2005. Tali enti non erano più costretti, pertanto, ad una manovra aggiuntiva;

2)  riduzione dell’obiettivo programmatico per gli enti che, oltre a presentare una media positiva del saldo finanziario di cassa 2003-2005, avessero presentato un valore particolarmente elevato (superiore al 15% delle entrate finali) delle entrate in conto capitale derivanti da dismissioni del patrimonio immobiliare e mobiliare;

3) adozione del criterio contabile della competenza c.d. “mista”, ai fini del computo del saldo finanziario rilevante per il Patto, in base al quale le entrate e le uscite di parte corrente vengono contabilizzate in termini di competenza (giuridica) e quelle in conto capitale si considerano invece in termini di cassa.

Questa soluzione, oltre ad avvicinare maggiormente il saldo finanziario del patto di stabilità interno al saldo rilevante a livello comunitario, ai fini del Patto di stabilità e crescita, e in particolare a quello calcolato dall’ISTAT ai fini della procedura sui deficit eccessivi di cui al Trattato di Maastricht, avrebbe permesso, soprattutto, di superare il problema dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione a copertura delle spese di investimento.

L’utilizzo del criterio della competenza mista, di fatto, escludeva dai vincoli la spesa in conto capitale in termini di competenza. Di conseguenza, gli enti avrebbero potuto utilizzare, a copertura di nuovi impegni di spesa in conto capitale, l’avanzo di amministrazione, senza riflessi negativi sul saldo contabile soggetto al patto.(Continua)

Mauro D’Aprile

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