Via Gafaro, la vergogna di Belvedere e le proteste dei cittadini

È una delle strade della Marina di Belvedere. Una traversa della gloriosa Piazza. Ci sono alcune attività commerciali: un’edicola-libreria, un ristorante, un B&B, una agenzia immobiliare e anche via d’accesso per raggiungere un parcheggio. Per non parlare delle abitazioni: nuclei familiari alle prese con tutti i disagi che la stradina presenta. Verso la fine c’è anche il corso d’acqua, il Gafaro appunto, che sarebbe dovuto diventare una strada parallela a via della Repubblica. Si sarebbe dovuta fare una sopraelevata al torrente per decongestionare il traffico della strada che porta alla Fornace. Tante idee ma che poi non sono state realizzate. Via Gafaro è anche punto di incontro con piazza Marina dove troneggia ormai da due lustri circa (e anche di più) il palazzo che avrebbe dovuto diventare una icona delle attività commerciali. Fiore all’occhiello di ingegneria e architettura diventata poi un ammasso di cemento e mattoni. Nulla di più. Colosso fermo tra sequestri e non si sa cos’altro. Questa è via Gafaro: una stradina che presenta una serie interminabile di buche, dove la sera è praticamente al buio, senza la possibilità di parcheggiare e, dulcis in fundo, un odore nauseabondo per le difficoltà che presenta la vasca e la pompa della fogna, collocate proprio alla fine della strada. In pratica invivibile. La stradina non è asfaltata e sembra che da parte dell’attuale amministrazione non ci sia alcun interesse ad occuparsene.

I residenti e i titolari di attività commerciali hanno scritto tempo fa una lettera al sindaco, all’ufficio tecnico e all’assessore alla viabilità chiedendo interventi in tempi brevi per dare una certa vivibilità alla strada. Appello caduto ovviamente nel vuoto. Addirittura avevano chiesto di poter effettuare i lavori di bitumazione o continuazione della pavimentazione della piazza, a condizione che le spese, a carico dei cittadini, fossero decurtate dalle tasse comunali. Macché. Una vergogna per un paese che spende soldi per manifestazioni inutili e che dimentica di bitumare le strade.

Antonello Troya

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