Zozzone, evasore e anche vandalo: la scalata in classifica del “belvederese doc”

Sarà banale per alcuni. Forse per voi, educatori, uomini di Chiesa, amministratori pubblici sarà poco importante, ma per noi non lo è. Aver gettato le fioriere per il semplice gusto di farlo è sintomo di un grosso malessere. Interno. Psicologico. Sociale. Di cui non avete la minima idea. Un malessere di quelli da tenere d’occhio. Un dolore che diventa specchio della realtà che ci circonda. Si parte dalle fioriere e si arriva ad aggredire qualcuno, a minacciarlo con una pistola, a rubargli in casa. Il passo è breve. Brevissimo. Le fioriere costeranno anche poco, potrebbero anche non essere belle, ma significano tanto. Una città che a chiamarla “città” quasi ci si vergogna. L’arte di arrangiarsi diventa uno “status quo”: i tributi non si pagano, si tende a sporcarla sempre di più, oltre 200 nuclei familiari che vivono del reddito di cittadinanza. Un paese che è passato da un reddito fisso all’assistenzialismo. E così dopo essere stato indicato come zozzone, evasore ora il belvederese è anche vandalo.

Certo generalizzare è un danno, è un dolore rispetto alla stragrande maggioranza dei belvederesi che fanno sacrifici, soffrono per portare un pezzo di pane a casa. Lavorano per dare dignità a se stessi e al paese. Per il belvederese che la mattina quando si guarda allo specchio è certo di poter dare tanto, senza chiedere nulla in cambio. E lo fa senza alcun ritorno. Senza nemmeno un grazie. Viviamo ormai senza indicazioni: senza rispondere alle regole della natura, dove esiste un capo branco che comanda e gli altri ubbidiscono. Manca una guida. Uno che sappia parlare alla gente, che sappia far capire che le fioriere sono un bene di tutti. Che faccia capire che ai tempi del vecchio west chi rubava un cavallo veniva impiccato e che chi ruba, oggi, o compie atti vandalici viene denunciato e ne paga le conseguenze in sede civile. Manca la chiesa che indichi la strada da seguire, un sindaco che guidi, amministratori che si facciano carico dei problemi del paese, anche delle fioriere. Anche della carta gettata per terra. Manca quell’amministratore che faccia sentire la sua presenza anche con una semplice telefonata, con una stretta di mano; quella persona che impartisca lezioni di vivere nella socialità comune. Manca quell’affetto e quella vicinanza che ci distingue dagli animali. Ma loro, affettuosi e civili, lo sono più di noi.

Antonello Troya

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: