Il treno “Italo” ferma a Scalea: inizia (l’indecoroso) spettacolo

“Alla stazione c’erano tutti, dal commissario al sagrestano …. alla stazione c’erano tutti con gli occhi rossi e il cappello in mano”. E c’erano veramente tutti, sindaci, amministratori, forze dell’ordine e semplici cittadini alla prima fermata a Scalea del treno Italo diretto verso nord. E tutto è avvenuto con il classico taglio del nastro, dal convoglio che rallentava per fermarsi al binario due. Erano da poco passate le sedici che si attaccano le telecamere, i telefonini vanno in fibrillazione. Dal sindaco di Praia a Mare Antonio Praticò a quello di San Nicola Arcella, Barbara Mele, consiglieri comunali e amministratori in rappresentanza di ogni Comune dell’alto Tirreno Cosentino: tutti in favore di tv (c’era anche la Rai) e videocamere per far sapere ai propri elettori e concittadini che erano lì, a Scalea a sancire con la propria presenza l’avvenuto passaggio del treno Italo. Sconcertante: fuori da ogni logica vedere addirittura un sacerdote monsignore (uno di quelli importanti), impartire la benedizione ad un treno che ferma e continua il suo viaggio. Manco fosse diretto a Lourdes. Dalla Chiesa ci saremmo aspettati ben altro. Dal monsignore anche, visto che lo ricordo in prima linea per ben altri motivi, più sociali e meno di colore. Ha pensato bene di benedire, oltre al treno e alle persone che transiteranno, anche quelle che sono arrivate per assistere all’evento. Non si sa mai. Capiamo le forze dell’ordine per garantire l’ordine e la sicurezza. E tutti quei cittadini? Contenti per la fermata del treno, certo. Contenti che a trarne beneficio saranno tutti, soprattutto quelle piccole e medie imprese che dalla “tetta” del turismo traggono quanto più latte per sopravvivere. Forse a loro andava fatta una benedizione particolare.

Da elogiare chi si è impegnato affinché Italo fermasse a Scalea. Ma è lo spettacolino che rischia di vanificare il lavoro svolto. Una particolare decisione di un ente statale, dovuta a questo territorio, non può diventare una eccezionalità. Si finisce per elemosinare con il cappello in mano. Poi, però, non ci dobbiamo incazzare se ci chiamano terroni.

Antonello Troya

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: