Acquappesa e Guardia P.se: le acque termali e quella verità che non viene fuori

Non si capisce chi ha ragione e chi ha torto. Ognuno la spara come vuole, pur sapendo di spararla grossa, nella speranza che qualcuno ci creda. Alle Terme Luigiane stanno aspettando ancora di sapere di che morte moriranno. Sono 250 persone, famiglie, che tanto aspettano le elezioni regionali alla stessa maniera di una purga. Dipendenti, ausiliari, professionisti che per le Terme hanno dato l’anima e il cuore, mortificando se stessi anche in momenti dove il settore termale dava segni di debolezza. Sacrifici che ora vengono ripagati con un futuro per niente roseo. In questo gioco delle parti ci sono i due sindaci, di Acquappesa e Guardia Piemontese e la direzione aziendale della Sateca. Quest’ultima ha annunciato due giorni fa che chiuderà i battenti. Quindi niente attività termale a causa di una “serie di provvedimenti assunti dalle

dalle Amministrazioni Comunali di Guardia Piemontese ed Acquappesa. Provvedimenti che impediscono la prosecuzione dell’attività. In particolare, il “Regolamento per i contratti di utilizzo delle acque termali” approvato dai due consigli comunali nei giorni scorsi, che destina una percentuale irrisoria di acqua alle strutture attualmente operative (12 per cento) e soprattutto l’aver stabilito, in maniera illegittima e unilaterale, la fine del rapporto concessorio al 31/12/2020 e la conseguente richiesta di restituzione di tutti i beni in concessione”.

Questo è quanto afferma la Sateca. Mentre i due primi cittadini in una nota parlano di strumentalizzazioni.”La prosecuzione delle attività terma­li – scrivono – non è messa in discussione, anzi: si può continuare sino al completamento di tutte le procedure per l’individuazione del nuovo gestore, alle stesse o medesime condizioni economi­che attualmente in vigore, nonostante un contratto scaduto già dal 2016”. Secondo i due primi cittadini, Francesco Tripicchio e Vincenzo Rocchetti, non si può più consentire il monopolio nella gestione delle Terme, illegittima e che rappresenta un freno al rilancio del comparto”.

Eppure c’è un verbale sottoscritto in prefettura che tutela i lavoratori e che obbliga la Sateca alla prosecuzione del servizio. Ma i sindaci non voglio più la Sateca. E rivogliono i beni indietro. E dall’altra rispondono picche. In attesa che prenda il via la campagna elettorale.

Antonello Troya

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